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‘ndrangheta, 110 condanne al maxi-processo di Milano

Desio – a soli 14 mesi dagli arresti ordinati dalla Procura di Milano in Lombardia, nell’ambito della maxi-operazione contro la ‘ndrangheta, nella serata di sabato 19 novembre è arrivata la sentenza pronunciata dal giudice di Milano Roberto Arnaldi.

Desio – a soli 14 mesi dagli arresti ordinati dalla Procura di Milano in Lombardia, nell’ambito della maxi-operazione contro la ‘ndrangheta, nella serata di sabato 19 novembre è arrivata la sentenza pronunciata dal giudice di Milano Roberto Arnaldi.

Il processo, celebrato con rito abbreviato, con sconto di un terzo della pena, ha portato a 110 condanne per un totale complessivo di mille anni di carcere ai danni di 110 imputati riconosciuti colpevoli. Solo 3 gli assolti, 6 i non luogo a procedere.

Tra i condannati spiccano nomi di primo piano delle cosidette “locali brianzole”, ovvero le ‘ndrine impiantatesi nel corso degli ultimi anni nel ricco territorio dei comuni di Seregno, Desio e Giussano, il cuore della Brianza produttiva.  Proprio a questi ultimi tre comuni, oltre che al comune di Paderno Dugnano, sede della ormai nota riunione tra i boss al circolo Falcone e Borsellino, filmata dagli investigatori e trasmessa anche nei telegiornali nazionali, il Tribunale ha riconosciuto i danni d’immagine, che saranno risarciti nell’ambito di un prossimo processo civile.

Rimangono altri 39 affiliati che dovranno essere giudicati con rito ordinario. Il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso ha espresso la sua soddisfazione per una sentenza storica, che “riconosce la natura unitaria e verticistica della ‘ndrangheta, finora sempre rappresentata come gruppi di clan a base famigliare spesso in lotta fra loro.” Inoltre viene finalmente riconosciuta l’esistenza della ‘ndrangheta al di fuori dei confini della Calabria. E’ la prima volta che viene dimostrata l’esistenza di un associazione mafiosa a Milano, collegata con un cordone ombelicale alla casa madre in Calabria.

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