15 Ottobre, il mosaico di una manifestazione sabotata
ROMA - Siamo caduti nella trappola che governo e media tradizionali ci hanno teso.
ROMA - Siamo caduti nella trappola che governo e media tradizionali ci hanno teso. Sono riusciti a divedere un movimento immenso e variegato come quello del 15 ottobre in due fazioni, buoni e cattivi. Sono riusciti ad appiattire le migliaia di posizioni diverse rispetto al momento che stiamo vivendo e alle ipotesi di cambiamento in due uniche fazioni, una immensa l'altra piccolissima. Il mono pensiero: no alla violenza. Una semplificazione che ovviamente mostra il fianco alla retorica, alla strumentalizzazione e alla facile propaganda e alle nuove leggi repressive. Come siamo arrivati a questo punto?
LA STORIA NON E' SEMPLICE - Lo spiega bene Francesco Piccinini su Agoravox: i 100 articoli tutti uguali dei commentatori italiani di tv e carta stampata lo dimostrano in maniera lampante. Ovviamente, non è così semplice la questione come ce l'han voluta far credere. Vediamo di andare a ricomporre i pezzi del puzzle per cercare di capire chi tira le fila di tutto questo. L'Italia da sempre è il Paese del depistaggio, del doppio gioco, del ricatto e dell'interesse relativo di alcuni, di solito pochissimi: non dimentichiamocene mai se vogliamo capire questa storia come tante altre clamorose della nostra storia. L'idea che mi sono fatto è che la manifestazione del 15 Ottobre è stata sabotata: per capire da chi, basta capire a chi giova tutto questo.
PREPARATIVI - Da una settimana prima della manifestazione, a tutti era chiaro che sarebbe successo qualcosa, lo dicevano tutti. Erano attese 150mila persone almeno. Le forze dell'ordine schierate appena 2mila e la quasi totalità all'interno della zona rossa, tra Montecitorio palazzo Madama Quirinale e Banca d'Italia. L'intento è chiaro: fuori succeda quello che succeda, l'importante è che nessuno punti al Parlamento, come minacciano da mesi.
GLI INCAPPUCCIATI - Chi sabato c'era ha visto quanto fosse palese e ben definito il gruppo di 300/400 persone vestite di nero e incappucciate al centro del corteo, tra il movimento No Tav e il camion-audio dei centri sociali. Polizia, in divisa, niente. Ora cerchiamo di focalizzare l'attenzione su questa parte dei manifestanti, in questo momento. Il gruppo è compatto, parlano pochissimo tra di loro, aggrediscono verbalmente e fisicamente chi osa filmarli o fotografarli. Sono loro i responsabili dei danneggiamenti su via Cavour e via Labicana, ma non a San Giovanni: gli incappucciati non partecipano agli scontri in campo aperto con la polizia. Si rendono responsabili dei primi danneggiamenti, poi svaniscono nel nulla, come se il loro obiettivo fosse quello di frantumare il corteo più che fare più danni possibili. La folla ha già capito chi sono: urla contro di loro da subito "Fascisti, andate via".
SUBITO DANNI, POI I NERI SPARISCONO - Il gruppo nero è equipaggiato, caschi, passamontagna, maschere, guanti, zaini con mazze. Non un centimetro di viso è scoperto. Azioni fulminee, devastazioni casuali: negozi, auto, banche. Non saccheggi, quasi atti dimostrativi, palesi (l'interno di un negozio di porcellana di via Labicana rimane intatto, anche se la vetrina viene frantumata). Le foto di questi momenti raffigurano personaggi diversi da quelli coinvolti nella guerriglia di San Giovanni, lì c'era gente che non era uscita di casa con l'intenzione di mettere a ferro e fuoco la città, non aveva passamontagna e altri attrezzi portati da casa, al massimo si era portata dietro solo il casco del motorino per difesa personale.
VIOLENZA? MA CON QUALE SCOPO? - La parte più grossa, cosciente, pensante e quindi pericolosa per il potere del corteo di sabato, è fatta di persone che mai in vita loro romperebbero il finestrino di un'auto o rovescerebbero un motorino o sfonderebbero un negozio per il gusto di sfasciare qualcosa, ma sabato - profondamente umiliati e indignati come siamo - magari uno spintone a un poliziotto l'avrebbero dato se c'era da andare a piantare le tende davanti a Montecitorio. Incendiare l'auto di qualche precario non poteva essere il loro scopo: in piazza, pronta a prendersi le proprie responsabilità, andando a occupare le sedi istituzionali per pretendere un cambiamento in maniera pacifica o quasi c'era la migliore Italia. E' chiaro che i danneggiamenti discriminati li avrebbero per di più screditati (come poi è successo lo stesso) e quindi non a loro è giovato tutto quello che è successo.
ANDARE A MONTECITORIO - L'obiettivo di sabato era chiaro fin dall'inizio: una bozza di percorso per il corteo, ma poi libertà di movimento, cercando le incursioni nelle zone rosse, verso i palazzi del potere. Lo sanno tutti, ovviamente anche la polizia che blinda gli accessi. Quello da dove tutti pensavano che sarebbe arrivata l'invasione era su via dei Fori Imperiali. Ma giunti lì il corteo gira a sinistra, verso il Colosseo e San Giovanni, sede del comizio finale, dove avrebbero dovuto parlare i politici che su questa manifestazione, come su tutte le altre, cercano sempre di mettere il cappello da Vendola a Di Pietro, dai Comunisti alla Cgil e tutti gli altri peones a caccia di un briciolo di ribaltà, invece che di un cambiamento del paese senza protagonismi. Il coordinamento non c'è, nessuno prende l'iniziativa. I centri sociali puntano verso San Giovanni, i No Tav pure, il blocco nero con loro. Qualche mugugno c'è, ma si respira già un'aria pesantissima, a tutti è chiaro che non è finita: il caos c'è già. Tra auto in fiamme, negozi in frantumi, questi teppisti in mezzo ai piedi che continuano a minacciare chi fa foto: la tensione è alle stelle, piccoli focolai di discussioni animate e tafferugli sorgono ovunque. Il corteo è spaccato, nessuno pensa a chi è il vero nemico di tutti, palazzo Grazioli si allontana dietro le loro spalle.
PRIMO OBIETTIVO RAGGIUNTO - Tutti si allontanano dalla zona rossa, il principale obiettivo del potere e della polizia è stato centrato.
ARRIVA IL CAOS - Per completare l'opera e rovinare del tutto la manifestazione che comunque si sarebbe potuta trasformare in una mega assemblea a San Giovanni con tanto di occupazione a oltranza della piazza, la violenza, come una biglia su un piano inclinato, continua a crescere a prendere velocità. In via Labicana con l'incendio del palazzo, l'assalto alla madonnina (qui potete vedere in faccia il responsabile), scoppia la guerra dentro al corteo: i neri se la iniziano a vedere brutta: inseguiti dalla folla inferocita iniziano a lanciare oggetti contro i manifestanti. Proprio in questo momento quando sembra che la folla sia quasi riuscita a mandare via quei "fascisti" (su via Merulana c'è tutto il secondo troncone del corteo che inveisce e insegue il blocco nero), ecco che per la prima volta in tutta la manifestazione spunta la polizia. Tempismo perfetto: il gruppo nero si disperde nella folla in fuga, in piazza San Giovanni può andare in scena quello spettacolo indegno, il rodeo delle camionette e degli idranti, la guerriglia. Qualsiasi cosa basta che non sia una manifestazione civile. I disperati che si trovano in mezzo coprono il viso alla bell'emmeglio e lanciano oggetti per rabbia più che per chissà quale piano eversivo. Si prendono centinaia di lacrimogeni addosso, molti probabilmente non si sono mai trovati in una situazione del genere: le loro facce impaurite la dicono lunga.
SECONDO OBIETTIVO RAGGIUNTO - A San Giovanni non va in scena alcun comizio, alcuna assemblea, alcuna occupazione. La guerriglia appiattisce e cancella ogni germoglio di futuro. Chi vuole mantenere lo status quo, sorride compiaciuto.
LA BALLA DELL'ORGANIZZAZIONE - Domenica è la giornata della conta dei danni (un milione di auro appena, briciole per una città come Roma, fossero anche 3 o 5) e dei primi vaneggi dei politici. E' una giornata per mettere in ordine le idee, il potere si appresta a rispondere sulla base di quello che è successo. Lunedì l'opinione pubblica italiana si sveglia e deve fare i conti con due articoli dei due principali giornali italiani, dei due giornalisti più vicini ai servizi segreti italiani (Sarzanini per il Corriere e Bonini per Repubblica) che ribadiscono la stessa tesi: gli scontri erano stati organizzati nei minimi dettagli da un gruppo di 1000 persone molto ben addestrato. L'intervista a un anonimo di Bonini e il pezzo della Sarzanini, che tante volte sono stati autori di notevoli scoop, sono chiaramente dettati da qualcuno: dai servizi segreti non puoi solo avere, ogni tanto qualcosa la devi dare. E allora ecco una serie di cazzate impressionanti: il master della violenza in Grecia, l'addestramento durato un anno, l'addetto agli esplosivi, le buste piene di munizioni lungo il percorso. Il tutto viene ripreso e diffuso a reti unificate senza che ci sia una foto o una qualsiasi prova di quello che si sostiene. Interpellato su Facebook, Bonini dice che si tratta di un suo vecchio contatto che gli ha raccontato tutte queste cose, non aggiunge altro.
La realtà che di azioni organizzate e preparate così nei dettagli non ce ne sono state. Per spaccare qualche vetro e lanciare qualche bomba carta non occorre essere dei marines, basta essere degli stupidi con uno zaino. C'era solo uno sparuto gruppo di teppisti che, pagati o non pagati (forse non lo sapremo mai), ha giocato a fare l'hooligan. Ma non c'è stata alcuna organizzazione militare dietro: per esempio, non s'è mai vista una bottiglia incendiaria. Se 1000 persone fossero state veramente attrezzate e organizzate per una presa della città, altro che 1 milione di euro di danni e qualche ferito, probabilmente la città l'avrebbero presa davvero.
Non c'è dubbio quindi che la manifestazione è stata sabotata, scippata da gruppi minoritari di potere o di opposizione che hanno tolto la voce alla massa che scegliendo di non essere rappresentata da nessuno si presta ovviamente a questi episodi di strumentalizzazione e coercizione. In questo senso diventa fondamentale raccontare come sono andate le cose in prima persona, non delegare questo compito a mezzi di informazione marci fino al midollo
IPOTESI SABOTAGGIO INTERNO - Un articolo del Corriere della Sera promuove una teoria strana: Casarini e altri avrebbero venduto il corteo alla Questura per un seggio con Sel alle prossime elezioni. Per cui il corteo degli Indignados sarebbe stato oggetto di un sabotaggio da parte di uomini vicini a esponenti dell'antagonismo esclusi alla corsa per un seggio in parlamento. Fantapolitica? Altro fango?
IPOTESI SABOTAGGIO ESTERNO - Qualcuno prima o poi dovrà spiegarci chi sono questi personaggi evidenziati dallo scoop di Net1News prima a volto scoperto poi a volto coperto che fanno cordone attorno al primo danneggiamento, il negozio di alimentari Super Elite di via Cavour. Ci sono 3/4 persone che non hanno proprio l'aria nè di essere studenti, nè attivisti politici. Molte le voci della presenza di neofascisti nel blocco nero: le ipotesi fatte sono parecchie, indizi tanti, ma prove, per ora, niente.
ARRESTI - Al termine delle violenza il bilancio era di alcune decine di feriti, nessuno a rischio della vita e la miseria di 12 arresti. Molti dei quali minorenni e donne. Centinaia e centinaia di violenti e solo 12 arresti?
SVOLTA AUTORITARIA - Immediatamente sono scattati rastrellamenti in tutta Italia: la polizia trova "al volo" i presunti responsabili. Nelle loro case trova tutto il corredo da manifestazione: se già sapevano chi erano perché non c'è stata alcuna prevenzione? Come fatto sapere da esponenti del governo e anche dell'opposizione (Di Pietro), arriveranno leggi più stringenti addirittura si parla di reintroduzione della legge reale che permette agli agenti di sparare ai manifestanti. E il cerchio si chiude. Non vi ricorda qualcosa tutto questo? Il metodo Cossiga? L'indirizzamento dell'opinione pubblica?
Non facciamoci dividere in buoni e cattivi, non facciamo contrapporre in due fazioni, manifestanti/polizia, pacifisti/blocco nero. Noi siamo molto di più. E il domani è tutto da scrivere.
Se trovi questo articolo su un blog diverso da "net1news.org" si tratta probabilmente di una copia non autorizzata. L'indirizzo originale di questo articolo è: 15 Ottobre, il mosaico di una manifestazione sabotata scritto da Net1news.

