ACTA, il relatore Ue si dimette per protesta
“Voglio mandare un segnale forte e allertare l'opinione pubblica su questa situazione inaccettabile.
“Voglio mandare un segnale forte e allertare l'opinione pubblica su questa situazione inaccettabile. Non farò parte di questa pagliacciata”, così ha dichiarato Kader Arif, rapporteur europeo per l'ACTA, quando ha rassegnato le dimissioni in segno di protesta in data 26 gennaio 2012, subito dopo la firma dell'Anti-Counterfeiting Trade Agreement (ACTA) da parte dei 22 stati membri dell'Unione Europea.
"Condanno l'intero processo che ha portato alla firma di questo accordo: l'assenza di consultazioni con la società civile, la mancanza di trasparenza sin dall'inizio dei negoziati, i ripetuti ritardi per la firma del testo non accompagnati da spiegazioni, il rifiuto dei consigli che il Parlamento aveva fornito in molte delibere dell'assemblea" ha continuato Arif in merito all'accordo che stabilisce un regolamento internazionale in materia di protezione della proprietà intellettuale e comprende anche norme sui beni contraffatti e sui medicinali generici.
I motivi di tanta segretezza sono da ricercarsi nei contenuti dell'accordo, per quanto riguarda il web per esempio, ACTA cancella la precedente politica che salvaguardava i fornitori di servizi internet dall'essere perseguibili per reati commessi dai loro utenti, in pratica la stessa norma per cui SOPA e PIPA erano state sommerse dalle proteste.
Darrel Issa, senatore Usa che si era espresso contro SOPA, ha dichiarato che ACTA è “più pericolosa di SOPA”, infatti “ha la pretesa di non cambiare nessuna delle leggi esistenti. Ma una volta realizzata, creerebbe un sistema attuativo totalmente nuovo e legherebbe virtualmente le mani al Congresso quando questo cercasse di disfarlo.”
Il bavaglio a internet comunque non è l'unico punto a preoccupare: con l'approvazione dell'accordo si verrebbe a costituire un organo di governo terzo, deputato a giudicare i casi di contraffazione o pirateria. I criteri secondo cui questo organo dovrebbe agire sono decisi dalla “Comitato ACTA”, capace di promulgare emendamenti in materia di difesa del copyright senza che questi vengano poi riesaminati da organismi pubblici o giuridici. I rappresentanti delle Industrie invece avrebbero il diritto di proporre dei “suggerimenti”.
Sembra uno scherzo, ma non lo è. Perché il trattato entri in vigore dovrà essere ratificato dal Parlamento Europeo, che ne ha previsto il dibattito a giugno.
Al momento le opposizioni più veementi si sono registrate in Polonia, dove il capo del governo ha imposto la firma dell'accordo nonostante le proteste vadano avanti da giorni, in piazza e anche su internet, da quando Anonymous ha staccato la spina ad alcuni siti governativi, compreso quello del primo ministro Donald Tusk.
Il ministro degli esteri polacco Radek Sikorski ha difeso le azioni del governo dichiarando a una TV locale “Crediamo che il latrocinio della proprietà intellettuale attuato su larga scala non sia una buona cosa.”
Evidentemente migliaia di giovani polacchi credono che la censura di internet operata dalle multinazionali non sia una buona cosa.
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