Agenzie di rating: casse di risonanza esagetata
Nella giornata del 13/01/2012 l’agenzia americana Standard&Poor’s ha comunicato un ulteriore abbassamento dei rating di alcuni Paesi dell’eurozona, tra i quali L’Italia che è stata declassata in serie BBB+.
Nella giornata del 13/01/2012 l’agenzia americana Standard&Poor’s ha comunicato un ulteriore abbassamento dei rating di alcuni Paesi dell’eurozona, tra i quali L’Italia che è stata declassata in serie BBB+. L’Austria e la Francia hanno perso la tripla A e la Germania è stata definita in osservazione. In questi giorni sono in atto dibattiti sulle agenzie di rating, sulla eventuale loro imparzialità, sull’uso speculativo che alcuni potrebbero fare di esse, e sul peso che tali agenzie hanno sulla convalescenza della crisi europea.
Ma le società di rating hanno solo il ruolo di testare la salute e la solvibilità degli impegni di industrie e Paesi di tutto il mondo, e quindi il loro giudizio dovrebbe rimanere solo una opinione non essere così condizionante. Invece è molto condizionante, soprattutto in un periodo di crisi come quello che sta coinvolgendo l’Europa. Le agenzie di rating sono e vengono usate come casse di risonanza, e per questo il loro messaggio viene amplificato. I giudizi negativi creano insicurezza sulla credibilità europea di ripresa e rallentano così il recupero dell’eurozona. Inoltre le agenzie di rating hanno il potere di indirizzare numerose quantità di denaro. Alcune scelte dei grandi investitori sono obbligate dal non potere tenere in portafoglio dei titoli che non rispettano determinate caratteristiche. Certamente il potere che tali agenzie hanno di influenzare il mercato è esagerato, e tale importanza andrebbe ridimensionata.
Tali agenzie di rating, proprio in quanto poche, potrebbero diventare un veicolo ed un mezzo di lotta occulta economica tra potenze (ai limiti della fantaeconomia). E questo è un altro motivo in più perché abbiano il ruolo che gli spetta e non altro.
Assodata l’obiettività e la trasparenza di giudizio delle agenzie, allora è l’uso che il mercato fa dei giudizi a creare ripercussioni esagerate? Forse. Questo problema però è esploso sotto la crisi europea. Infatti senza crisi non si hanno giudizi negativi e quindi non vi è il problema del costante condizionamento negativo dei rating. Ma quale è il problema, la crisi o i rating? La crisi è una situazione reale, che ha una sua storia e si spera una sua risoluzione, ed è reale anche il giudizio, ma il condizionamento di tale giudizio in un momento di crisi è estremamente dannoso. Quindi è una spirale dalla quale ci di deve distogliere e non caricare di importanza. Fortunatamente i mercati hanno anche i loro criteri di giudizio svincolati dalle agenzie.
Per ridimensionare il ruolo che le agenzie di rating americane hanno vi è stata la proposta di creare una società di rating europea. Ma viene da pensare che anche essa potrebbe avere però dei conflitti di interesse. L’autonomia, l’essere super partes, il non avere conflitti di interesse, la pluralità, ed il ridimensionare l’influenza che le agenzie possono avere nel mercato, costituisce la base di un maggiore equilibrio, di una maggiore stabilità, e di una maggiore autonomia.
L’Europa soffre troppo il giudizio negativo sui rating. L’Europa deve contare solo su se stessa se vuole uscire effettivamente dalla crisi, e lo può fare solo restando unita.
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