Alluvione a Genova: la colpa della discolpa
GENOVA - Ogni libro di geografia che si rispetti riporta che l'Italia è "un territorio a fortissimo rischio idro-geologico".
GENOVA - Ogni libro di geografia che si rispetti riporta che l'Italia è "un territorio a fortissimo rischio idro-geologico". Ebbene, nonostante tale reiterata avvertenza, non perdiamo occasione per assistere a disastri ripetuti e, differentemente da quanto comunemente si dice, tutt'altro che inaspettati. Qualche anno fa, alcuni climatologi iniziarono a dire che, con le modificazioni climatiche in atto, l'Italia stava tropicalizzandosi ovvero avremmo avuto piogge di durata medio-breve, ma di altissima intensità. Lungi dal prendere atto dell'avvertimento, i nostri amministratori hanno perseverato nel fare poco, troppo poco, per aiutare la penisola a ovviare alle sue deficienze strutturali. Oggi, in servizi ascoltati su Studio Aperto e Tg2, il sindaco di Genova a cercato di allontanare da sé la croce delle accuse sostenendo l'impossibilità di prevedere quanto accaduto e di prendere nella giornata di ieri adeguate contromisure..insomma, abbiamo sentito la vecchia, solita, abusata e riabusata, parola...FATALITA'. No, purtroppo questa non è fatalità, ma a Genova non è stata fatalità, è stata incuria. Quell'incuria che non fa fare ai nostri politici interventi preventivi adeguati e, soprattutto, a norma. Quell'incuria che fa parlare troppo dopo, ma mai agire prima, cioè quando serve, quando bisogna far seguire fatti concreti a parole altrimenti vuote e beffarde. Avvertimenti ne erano stati dati, sapevamo da giorni la potenziale portata delle piogge odierne, ma meglio ancora conosciamo da decenni la cronica debolezza del nostro territorio e come spesso si sottoponga la Natura a compromessi unilaterali che finiamo col pagare a caro prezzo. All'incuria, nel caso genovese, si è aggiunta la leggerezza del non chiudere le scuole e gli uffici, chiedendo, se non ordinando, alla popolazione di uscire di casa solo in casi eccezionali. Nulla di tutto questo..nonostante gli avvisi, si è preferito attendere e non far praticamente nulla invece che "rischiare" di prendersi eventuali critiche, ma riducendo al minimo i rischi per la gente. A New York, quando l'uragano Irene minacciava sconquassi, il sindaco Bloomberg diede precisi ordini e divieti che la popolazione ligia eseguì. Non accadde niente di quanto paventato, fiorirono critiche feroci verso il Primo Cittadino, ma non credete sia meglio venir criticati per eccesso di allarme e non aver morti da seppellire piuttosto che venir accusati e dover chiedere scusa ai familiari delle vittime? A voi la risposta.
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