La Bongiorno difende Amanda: "Una venere in pelliccia"
L'avvocato Giulia Bongiorno, difensore di Raffaele Sollecito, difende il suo assistito passando per Amanda: la Knox, afferma il legale, è stata trasformata in una sorta di “venere in pelliccia”, una femme fatale alla quale corrispoderebbe un Raffaele debole e insignificante.
L'avvocato Giulia Bongiorno, difensore di Raffaele Sollecito, difende il suo assistito passando per Amanda: la Knox, afferma il legale, è stata trasformata in una sorta di “venere in pelliccia”, una femme fatale alla quale corrispoderebbe un Raffaele debole e insignificante. La Bongiorno fa notare come il processo sia stato ossessivamente concentrato su Amanda, e come il ritratto deviato che è stato fatto della ragazza sia stato applicato a Raffaele. La difesa punta a riportare le figure degli imputati sul piano della normalità, al di fuori di tutte le fantasie che sono state create: Amanda è una ragazza normale e così il suo ex fidanzato: “Vi è stato proposto – dice Giulia Bongiorno rivolgendosi ai giudici - un ritratto deformato di questi due giovani, lui gregario e lei protagonista. Amanda è stata trasformata nella Venere in pelliccia alla quale fa da contraltare un uomo finto e debole”.
Ma il ritratto riportato ad una dimensione reale e più concreta non può e non deve essere la sola strada intrapresa per portare all'assoluzione: l'avvocato fa leva sulle prove, che giudica inconsistenti e prive di qualsiasi elemento riconducibile a Sollecito. Dal reggiseno al coltello, la difesa smonta tutti gli elementi che secondo l'accusa lo inchioderebbero. L'unica traccia della presenza dei due accusati nella stanza del delitto è proprio quel reggiseno, elemento di prova che la nuova perizia aveva già smontato ipotizzando una contaminazione.
Anche il coltello è una prova inesistente: “È un omicidio non premeditato, ma dopo avere ucciso Meredith gli imputati si preoccupano di disfarsi dei cellulari della vittima mentre il coltello lo riportano indietro e lo mettono nel cassetto dove viene subito trovato. Con la velocità dei neutrini”. E ancora: “La camera di Meredith è la foto di chi era presente. Gronda di tracce di Guede ma perché non ci sono quelle di Sollecito e della Knox no? La stanza è stata pulita come sostiene l'accusa? Nessun detersivo - ha concluso la Bongiorno - ha la capacità di riconoscere le tracce di Dna”.
Una difesa dunque aggressiva e basata su più piani con una velata e implicita accusa ai media che hanno di fatto contribuito ad alimentare facili e morbose fantasie sulla bella Amanda, vista come una donna fredda e pericolosa e quindi capace di commettere un delitto.
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