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Amianto su aerei Alitalia, la compagnia: "Non c'è nessun rischio"

Patrizia Bugnano dell' Idv denuncia che sui velivoli della più grande compagnia aerea italiani c'è dell'amianto, causa del mortale mesotelioma pleurico.

Amianto su aerei Alitalia, la compagnia: "Non c'è nessun rischio"

Il capogruppo dell' Idv, Patrizia Bugnano, afferma: "Sui velivoli Alitalia c'è amianto, abbiamo le prove. La salute dei piloti ma anche quella dei passeggeri è a rischio. Abbiamo già presentato degli esposti alle autorità competenti, ma il governo fa finta di niente". La compagnia Alitalia replica così alle pesanti accuse: "Sulla base della documentazione, delle verifiche e delle indagini ambientali effettuate da enti esterni qualificati possiamo dire che il rischio è totalmente assente sia per la salute dei passeggeri sia per quella dei lavoratori". Ma la compagnia aerea non dice che non sia presente amianto sui suoi velivoli. La Bugnano, che da qualche tempo intervista sigle dei sindacati di piloti e personale viaggiante, spiega com'è arrivata a essere sicura che sugli aerei ci sia amianto: "Mi è stata fornita della documentazione dalla quale emerge ci sia stato, certamente in passato e forse anche oggi, amianto sugli aeromobili, in particolare sugli MD 80". A supporto della sua testi la Bugnano cita una relazione del 2007 dell' Istituto Superiore della Sanità che attestava la presenza di amianto su alcuni velivoli. L' amianto è stato bandito dal 1992 ma la Bugnano dice che non c'è nessuna certezza che sia stata fatta una bonifica sugli aerei. Il partito Idv ha presentato un' esposto alla Procura di Roma per lo smantellamento di un MD80 sulle piste dell' aeroporto di Fiumicino. La competenza territoriale spetta alla Procura di Roma mentre a quella di Torino per la competenza professionale sulla materia da parte del dottor Guariniello. E' stata poi presentata un' interrogazione anche al Governo da cui non si è avuta alcuna risposta. La Bugnano a proposito dei velivoli MD 80 dice: "In parte sono stati dismessi, ma altri sono stati ceduti a compagnie e quindi volano ancora. Noi speriamo che qualcuno vigili su questo punto. In commissione infortuni svolgeremo un'indagine e intendiamo programmare una serie di audizioni. Finora Enac non è pervenuta, nel senso che non ci ha dato nessun chiarimento. Noi vorremmo sapere da loro se hanno effettivamente controllato e se c'è stato un reale percorso di bonifica degli aerei. Non vogliamo accusare questa o quella compagnia, non abbiamo nulla contro Alitalia. Quello che ci sta a cuore è semplicemente la salute dei passeggeri. Se effettivamente l'amianto è presente sui velivoli questo comporta un rischio ovviamente per i piloti ma anche per i passeggeri". La risposta dell' Alitalia è stata: "Sulla base della documentazione, delle verifiche e delle indagini ambientali effettuate negli anni da enti esterni qualificati abbiamo accertato che il rischio è totalmente assente sia per la salute dei passeggeri che per quella dei lavoratori delle società del Gruppo". In particolare, smentisce la presenza di tracce della sostanza dannosa negli impianti frenanti degli aeromobili MD 80: "come confermato anche recentemente dal costruttore. La stessa cosa vale per tutti gli impianti frenanti di tutti gli aeromobili del Gruppo Alitalia. Eventuali piccoli particolari contenenti una minima parte di amianto (fascette di connessione, collanti, gasket et similia) non solo non danno luogo ad alcuna dispersione nociva nell'ambiente interno ed esterno dell'aeromobile, ma sono dislocati all'interno di particolari meccanici che non possono in alcun modo venire a contatto né con i passeggeri né con il personale nelle normali condizioni di impiego". Alitalia non conferma neppure il presunto smantellamento di un MD 80 a Fiumicino, dicendo che la compagnia "non ha effettuato, non effettua, né ha commissionato alcuna rottamazione di aerei MD 80". E a sostegno della propria posizione cita una serie di indagini ambientali effettuate tra il 1997 e lo scorso mese di aprile.

Mercoledi 4 luglio è stato aperto un nuovo filone dell'indagine che prende in esame le testimonianze di ex piloti e assistenti di volo che dicono di avere fibre di amianto nei polmoni.

Nunzio Pierini che si occupava di aerei per l'aeronautica militare, essendo stato maresciallo specialista elettromeccanico, curava la manutenzione dei velivoli sia prima che dopo il volo, parlava così ad aprile della malattia che lo affligge: “Ho avvisato tutti i miei colleghi, magari loro riescono a fermare la bestia...". La bestia è il mesotelioma pleurico, chiamato anche il tumore dell'amianto. Continua dicendo: "L’amianto si trovava nei freni, certo, ma anche in tante altre parti del velivolo, solo che noi non lo sapevamo. Ho telefonato ai miei colleghi per avvisarli, fatevi controllare, forse riuscirete a beccare la bestia prima che sia troppo tardi". Dalla bestia, come la chiama lui, è praticamente impossibile guarire. E' stato aperto un procedimento penale, il Gip ha respinto la richiesta di archiviazione e ora tocca ai pm decidere. La procura ha chiesto il rinvio a giudizio per i manager dell’Atitech, accogliendo la richiesta dell’Osservatorio nazionale amianto dell’avvocato Ezio Bonanni. Due le vittime di mesotelioma tra gli ex dipendenti dell’azienda che si occupa della manutenzione degli aerei per conto dell’Alitalia. Nell’hangar di Capodichino c’era amianto, i dipendenti lo hanno respirato mentre lavoravano ai freni, ai carrelli degli aerei, all’impianto di condizionamento. E non sapevano di correre tali rischi. Bonanni, che ha anche costituito un comitato, dice: "Purtroppo ci sono arrivate decine di segnalazioni di casi di dipendenti ammalati e in alcuni casi si è già manifestato il mesotelioma. Noi come osservatorio ci costituiremo parte civile nel procedimento e in tutti gli altri che potranno nascere in altre città. È una battaglia di civiltà prima che legale. Queste persone hanno lavorato per anni a contatto con l’amianto senza conoscerne i rischi. Le nostre perizie hanno appurato che fino a pochi anni fa esisteva il rischio, almeno fino al 2000. Già l’anno scorso il Tribunale di Napoli aveva condannato Atitech al risarcimento dei danni sofferti dai familiari di una delle vittime del mesotelioma, dipendenti della società e la Corte di Appello di Milano si è pronunciata accogliendo la domanda di contributi privilegiati per un assistente di volo, che aveva respirato l’amianto proprio a bordo dell’aereo, come hanno dimostrato le nostre perizie". 



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