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Bimbo di 18 mesi in overdose: cocaina nel latte materno

PALERMO - Ha dell'incredibile la storia che vede protagonista, suo malgrado, un bimbo di soli 18 mesi, di Palermo.

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PALERMO - Ha dell'incredibile la storia che vede protagonista, suo malgrado, un bimbo di soli 18 mesi, di Palermo. Il neonato, è stato ricoverato all'ospedale di Cristina di palermo con bruciature sulle mani e sulle braccia, lividi sul viso e una grande quantità di cocaina nel sangue. Le condizioni sono critiche, il bambino è attualmente ricoverato nel reparto di rianimazione e la prognosi è riservata: i medici stanno cercando in tutti i modi di strapparlo alla morte. I genitori sono al momento i maggiori indiziati per le violenze sul figlio. Da quanto si apprende si tratta di due tossicodipendenti, residenti nel quartiere di Albergheria. Gli agenti di polizia, che li hanno a lungo interrogati, hanno anche perquisito l'abitazione in cerca di droga, e non si esclude che ai due venga tolto l'affidamento del bambino. Secondo quanto hanno raccontato i genitori del piccolo, il bambino sarebbe stato allattato fino al quarto mese di vita e quindi la cocaina sarebbe stata ingerita con il latte materno. Per quanto riguarda i segni di violenza sul corpo, i genitori hanno dato la colpa ad un altro figlio: "È stato lui a maltrattarlo. Le bruciature sulle manine? Se l'è provocate lui con l'accendino", si sono difesi così i due, ma i medici della Rianimazione non gli hanno creduto. I medici dell'ospedale hanno eseguito una visita al piccolo per escludere eventuali violenze sessuali, e hanno aggiunto: "Non vedevamo queste cose da anni. Siamo rimasti allibiti per questa violenza". Purtroppo, quello di oggi non è il primo caso di overdose infantile all'ospedale di Palermo: sette anni fa un neonato della stessa età morì perché la mamma, in carcere per droga, gli somministrava la cocaina durante i colloqui per provocare malori al figlio e usufruire dei permessi per assisterlo.

AGGIORNAMENTO: La madre del piccolo ha raccontato che Samuele, questo il nome del bambino, era caduto dal seggiolone e si era procurato così i lividi. Per quanto riguarda invece le bruciature alle manine, la donna racconta che gliele avrebbe fatte il fratellino di appena due anni e mezzo con un accendino. Una storia che non ha convinto gli investigatori che sono andati a casa della donna scoprendo la prima di una lunga serie di bugie: la ragazza non viveva più lì, ma da poco si era trasferita dal convivente dove, però, non è stato trovato nessun seggiolone. "L'ho buttato via", si è giustificata allora la madre del piccolo. A cedere alle contestazioni della polizia è stato alla fine il compagno che ha raccontato le continue violenze della donna ai bambini. Restava da chiarire la presenza di cocaina nelle urine del piccolo. Durante la notte, sentito dal pm Carlo Marzella, l'uomo ha ammesso di essere tossicodipendente e di fare uso da tempo di cocaina assieme alla compagna. "Avevo un sacchetto con la droga e mi sono fatto due piste sul tavolo della cucina - ha ammesso - poi sono andato in bagno e quando sono tornato la busta non c'era più". Troppo stordito per preoccuparsi di che fine avesse fatto, l'uomo si è addormentato. Probabilmente - ma nessuno potrà confermarlo agli investigatori - allora Samuele ha ingerito o inalato la droga. Cosa è accaduto dopo lo racconta il cugino che ha accompagnato l'uomo in ospedale: "È venuto a chiamarmi per farsi portare al pronto soccorso, dove la sua donna aveva ricoverato Samuele. Era agitatissimo, ma non mi ha riferito cosa era accaduto". Il cugino, una lunga serie di precedenti penali, temendo di essere coinvolto, ha lasciato il patrigno di Samuele ed è andato via. "Può capitare che i ragazzi abbiano fatto uso di qualche sostanza - dice - Magari si sono distratti e il bimbo ha preso quella roba. Non credo che abbia subito violenza". Nel quartiere dove la coppia vive, una zona degradata nel centro storico di Palermo, a pochi metri da una delle strade commerciali della città, via Roma, i vicini sono sconvolti. "È una storia incredibile", commentano.

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