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Carceri a "bassa sorveglianza": una proposta di autogestione

Di fronte al crescente sovraffollamento delle carceri italiane prende piede l'idea di affidare agli stessi carcerati l'autegestione delle strutture penitenziarie, riducendo al minimo il compito dei secondini

Carceri a "bassa sorveglianza": una proposta di autogestione

In Italia, si sa, la situazione delle carceri peggiora di anno in anno in maniera drammatica, al punto da far parlare di una vera e propria "tortura di Stato". Con più di 67 mila detenuti a fronte di soli 45 mila posti disponibili, in Italia il tasso di affollamento delle carceri raggiunge l'allarmante percentuale del 145%, il più alto di tutta l'Unione Europea. Alle prese con un sovraffollamento in cella dai connotati bestiali ed una carenza cronica di agenti, il nuovo direttore del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria Giovanni Tamburino propone una soluzione creativa. Si tratterebbe in sostanza di un "patto" tra Stato e cittadino detenuto che permetta a quest'ultimo l'"autogestione" della propria reclusione, con tanto di clausole, prescrizioni e norme di comportamento. La proposta riguarda ovviamente quei detenuti non pericolosi in "custodia attenuata", che hanno quasi terminato la propria pena o sono stati condannati per reati minori. In queste carceri "aperte", ribattezzate "istituti a custodia attenuata", il ruolo dei secondini verrebbe ridotto al minimo indispensabile, una semplice funzione di coordinamento e monitoraggio che permetterebbe ai detenuti di gestire in autonomia lo svolgimento delle proprie attività. "Il servizio di sicurezza", queste le parole del direttore del Dap, "una volta abbandonata l’idea che sia necessario, salvo che negli istituti a maggior indice di sicurezza, un controllo continuo sul detenuto, inutile ancorché impossibile, deve evolversi". Con l'istituzione di circuiti regionali a "bassa sorveglianza" il personale di polizia verrebbe concentrato negli istituti nazionali ad "alta sorveglianza", nei quali invece risulta di maggiore importanza la presenza di agenti. Protestano i sindacati della polizia: vi sarà un solo agente laddove ve ne erano quattro e questo rappresenterebbe, a loro avviso, un grosso rischio per la sicurezza. Resta il fatto che di fronte all'ipotesi, sempre, più improbabile, di un'amnistia che svuoti i penitenziari, occorre trovare soluzioni, e in fretta.

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