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Catastrofe giudiziaria: 15 anni in prigione da innocenti

Parigi. Condannati a vent’anni per omicidio otterranno oggi la revisione del processo. Fondamentale la ritrattazione del testimone oculare.

Catastrofe giudiziaria: 15 anni in prigione da innocenti

Abderrahim El Jabri e Abdelkader  Azzimani hanno 47 e 46 anni, ma avevano da poco compiuto 30 anni, quando furono accusati dell’omicidio di Abdelaziz Jilal (22), trovato morto a Lunel, nel sud della Francia, il 22 dicembre del 1997. Il ragazzo era stato trafitto da 108 coltellate. I due accusati gli avevano da poco venduto 5 kg di cannabis, erano stati gli ultimi a vederlo e l’ avevano cercato in ogni angolo del paese, per riscuotere i soldi della vendita. Un movente perfetto, dunque, e nemmeno uno straccio di alibi.  Ma non è tutto. Le dichiarazioni di Errol Fargier, testimone oculare, incastrarono definitivamente i due sospettati. L’ uomo sostenne infatti di averli visti aggredire la vittima : El Jabri e Abdelkader furono condannati a vent’anni di prigione. Il processo in appello confermò la sentenza, nonostante la nuova versione di Fargier, che questa volta ricordava di aver visto non più due, ma quattro uomini.

El Jabri e Azzimani si battono dalla prigione, preparano i ricorsi, ma gli anni passano e loro rimangono dietro le sbarre.  Fino al primo colpo di scena: Fargier, il testimone, ritratta pubblicamente la sua versione dei fatti. Siamo nel 2008. Manca ancora l’ultimo elemento: un nuovo colpevole. Quando il fascicolo viene riaperto, dal materiale raccolto emergono delle tracce di DNA, rilevate sul luogo del crimine e fino ad allora mai considerate. Il tutto viene reso pubblico nel 2010. Il DNA corrisponde a quello di un manutentore al tempo trentenne. Interrogato, l’uomo confessa il delitto e fa il nome del complice. Ironia della sorte: il secondo assassino è il direttore  del centro frequentato dai figli di Azzimani.

« Avrei potuto sposarmi e avere dei figli, – dice El Jabri – un tempo ero allegro e volevo attirare l’attenzione: ora non sono più lo stesso e preferisco la tranquillità ». Sempre tenace e mai rassegnato, durante la detenzione Abderrahim ha perso il padre, morto di cancro, senza nemmeno poterlo salutare. « Quando, un mattino di marzo, mi hanno chiamato per una telefonata molto urgente, pensavo di aver perso anche mia madre. Invece, era il mio avvocato: voleva dirmi che i colpevoli erano stati fermati e che avevano confessato » .

L’inizio dell’ultimo atto giudiziario di questa storia sbagliata si svolgerà oggi pomeriggio. La Corte di revisione, composta da dieci magistrati della Corte di cassazione, annullerà con ogni probabilità la condanna a carico di El Jabri e di Azzimani e darà il via ad un nuovo processo. Ottenere la revisione di un processo è una delle procedure più complicate del diritto francese: dal 1945, soltanto sette persone sono state riabilitate.

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