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Chi gestisce il mercato dei clandestini nel dopo Gheddafi?

FIRENZE.

Furio Colombo: Chi gestisce il mercato dei clandestini nel dopo Gheddafi?

FIRENZE. “Come mai non sbarcano più immigrati a Lampedusa?”, “Chi gestisce adesso il mercato dell'immigrazione?”. Queste le domande che l'on. Furio Colombo ha sollevato venerdì scorso, nell'ambito della presentazione di un suo libro a Firenze, aprendo una ragionevole riflessione sulle nature attuali della gestione dell'immigrazione clandestina dalla Libia al nostro paese e accendendo il dubbio su cosa stia accadendo. Colombo ha iniziato a parlare della questione immigrazione definendo prima 'lager' i centri di accoglienza (CDA) e ponendo poi le domande a cui lo stesso ha ammesso di non saper al momento rispondere. Ha denunciato 'inquietante' la disattenzione dell'opinione pubblica e della stampa su una questione attualmente così ambigua. La questione che scotta è: chi ha in mano il mercato dell'immigrazione clandestina dopo la caduta di Gheddafi? Perché proprio dopo la morte del Raìs e dunque in uno stato di provvisoria anarchia per il paese, quando la clandestinità dovrebbe perciò essere una condizione di facile raggiungimento, a Lampedusa non giungono in massa clandestini da tutta l'Africa, seppure in zattera, a cercare fortuna? Possibile che nessuno sia in grado di organizzarsi autonomamente seppur in maniera illegale e lucrosa? E perché nessuno ne parla? Improvvisamente non arrivano più immigrati sulle coste italiane e nessuno si è posto la domanda “chi gestisce ora il mercato dell'immigrazione?”.

Il parlamentare del Pd, sempre nell'ambito dell'incontro previsto in occasione della presentazione del suo ultimo libro (“No. Brevi interventi parlamentari 2008-2011”, Sigismundus Ed.) ha spiegato poi le sue posizioni d'indignazione assoluta in merito al reato di clandestinità in quanto 'reato di essere' e non di fare, discriminazione per questo comparabile solo alle leggi razziali.

Infine Colombo trovandosi a Firenze viene messo nelle condizioni di dover rispondere alla domanda “cosa pensa di Renzi?” e approfitta per esprimere il suo disaccordo con le politiche del sindaco 'rottamatore' dichiarando che a parer suo il problema prioritario per il Paese non è in una lotta tra giovani e meno giovani e che il paese non ha bisogno in questo momento di un'altra personalità autoreferenziale, spettacolistica ed egocentrica e che piuttosto necessita di un impegno comune sopra contenuti politici in difesa delle classi meno abbienti e meno protette.

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