Cluster bombs: in Italia vietate vendita e produzione
ROMA - Spesso si accusa il Parlamento di essere fermo o di pensare a fare gli interessi di una sola persona.
ROMA - Spesso si accusa il Parlamento di essere fermo o di pensare a fare gli interessi di una sola persona. Ecco, invece, una legge finalmente degna di nota: si tratta della normativa che vieta la produzione e la vendita in Italia delle "cluster bombs", le famigerate bombe a grappolo.
Convenzione di Oslo - L'iter parlamentare della legge è stato comunque molto travagliato (quindi, se non possiamo dire che il Parlamento è fermo, possiamo dire senz'altro che è lentissimo), visto che è dal 2008 che si parla di questa cosa. Proprio nel 2008, infatti, fu ratificata la Convenzione di Oslo, che appunto metteva al bando le cluster bombs. L'Italia è stata tra i paesi che hanno firmato l'accordo, ma per adeguare la propria legislazione ci ha messo tre anni, che saranno anche tanti, ma rappresentano un traguardo significativo, soprattutto se si pensa che in paesi come Stati Uniti, Russia e Cina (sarà un caso che sono proprio questi tre?) non è stato firmata nemmeno la Convenzione di Oslo.
Cosa cambia - Dunque, con la nuova legislazione in Italia cambiano alcune cosette: su tutto il territorio nazionale non si potranno più produrre, trasferire, vendere o stoccare le munizioni a grappolo. Inoltre, le scorte esistenti dovranno essere distrutte, bisognerà bonificare i territori infestati e prestare assistenza alle vittime.
Lacune - Come detto, il divieto vige su tutto il territorio italiano e ciò può dar vita a delle interpretazioni della legge che potrebbero portare ad un aggiramento della legge. Infatti, la nuova normativa non prevede, ad esempio, il divieto di cedere all'estero le tecnologie o i i diritti di brevetto. Abbiamo detto che paesi come gli Usa, la Cina o la Russia non hanno firmato la convenzione in Norvegia: in teoria, dunque, una ditta italiana potrebbe produrle all'estero. Oppure, potrebbe essere che una banca italiana finanzi la produzione di queste armi nei paesi dove è possibile fabbricarle. In molti stati, la legge è stata concepita per vietare anche queste situazioni: in Italia, ovviamete, il legislatore non è stato altrettanto lungimirante, ma c'è tempo per modificare e migliorare le cose. L'importante è che intanto una legge che vieti la produzione e la vendita di queste armi si stata approvata.
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