Colombia: donne sfigurate con l'acido, i casi aumentano
In Colombia sono in pericoloso aumento i casi di donne sfigurate dall'acido, in attacchi compiuti da ex compagni, mariti gelosi o fidanzati possessivi.
Donne sfigurate con l'acido dai loro mariti gelosi o ex compagni, donne la cui vita cambia per sempre, rese irriconoscibili, umiliate, impossibilitate a condurre una vita normale: non accade solo in Bangladesh o Pakistan (dove sembra che vengano attaccate 150 donne al giorno, secondo la BBC), ma anche in Colombia, anche se se ne parla di meno. Anzi, le cifre sono in pericoloso aumento: almeno 250 donne colombiane sono state sfigurate negli ultimi tre anni, 150 nel 2011, 19 dall'inizio del 2012. Queste vittime della violenza chiedono giustizia, chiedono maggiori tutele da parte della legge: in Colombia le aggressioni con l'acido rientrano nella dicitura "lesioni personali", crimine punito al massimo con sei anni di carcere, spesso convertiti in arresti domiciliari. La recente ondata di attacchi ha indotto un gruppo di legislatori a presentare un disegno di legge, che punta a punizioni più severe (fino a 20 anni di carcere), maggiori controlli sulla vendita di acido e migliore assistenza medica per le donne sfigurate.
Queste ultime vanno incontro a dolori e pene atroci, fisiche e psicologiche. Una di loro, forse la più famosa, è l'ex reginetta di bellezza colombiana Maria Fernanda Nuñez, aggredita con l'acido nel 2010: riportò ustioni al volto, agli occhi, al petto e agli arti inferiori. Il suo assalitore non è mai stato arrestato.
Poi ci sono le storie di Viviana Hernandez, Consuelo Cordoba, Erika Vanegas, Gloria Pamba, Gina Potes: i loro nomi nascondono quelli di tante altre vittime silenziose, che non hanno mai denunciato la violenza subita e i loro aggressori, per paura. "Sappiamo di molti casi che non sono mai stati segnalati a causa delle minacce, per paura", ha spiegato Viviana alla BBC. Lei fu attaccata con l'acido dall'ex marito cinque anni fa e ha riportato ustioni, nonché la perdita di un occhio: il motivo? Forse il rifiuto di tornare con lui. "L'obiettivo è fare del male, non uccidere. E' per danneggiare qualcuno per il resto della sua vita", ha detto.
Consuelo, oggi 51enne, fu attaccata 11 anni fa dal fidanzato, per motivi mai chiariti: è costretta a portare perennemente una maschera sul viso, deformato e sfigurato dall'acido, ha sul corpo vistose ferite, respira attraverso un tubo che sporge dal suo naso, i denti sono gravemente danneggiati, non riesce a trovare lavoro a causa del suo aspetto. "Ho pensato di suicidarmi, sissignore, ho pensato di togliermi la vita tre volte. Dico a me stessa, perché vivere? Con una vita come quella che ho, per che cosa? Avevo denti perfetti. Ero molto carina...ma ora, io sono distrutta". Erika fu attaccata dal fidanzato, dopo la rottura. Lui le disse: "Se non sei mia, non ti avrà nessuno". Poi la brutale aggressione con l'acido. "I medici mi dissero di dimenticare il viso che avevo - racconta Gloria Piamba - Quelle parole mi hanno quasi ucciso. Ho pensato di saltare giù al 7 ° piano dell'ospedale. Io vivo per mio figlio. Non potevo sopportare di lasciarlo solo".
Gina ha subito circa 35 interventi da quando è stato attaccata e ha costituito un'associazione di donne nella sua stessa situazione: insieme si battono affinché la legge cambi e i media parlino del fenomeno, in nome della giustizia, della verità e della dignità.

