MILANO - Sono due le inchieste che ruotano intorno alla figura di Massimo Ponzoni, l’ex assessore all’Ambiente della Regione Lombardia recordman di preferenze alle ultime elezioni. C’è la corruzione, reato per il quale è stato raggiunto da un avviso di garanzia, come anticipato dal Giornale. E c’è un’inchiesta più ampia, che riguarda i rapporti con i clan di alcuni esponenti politici dell’area di Desio, Seregno e Cesano Maderno - dove Ponzoni raccoglie gran parte dei suoi voti - su cui si sta concentrando la Direzione distrettuale antimafia di Milano. L’inchiesta sulla corruzione è uno sviluppo dell’indagine del pm Walter Mapelli sulla bancarotta fraudolenta della Pellicano srl, società immobiliare con sede a Desio, dichiarata fallita dal tribunale dopo che era stato riscontrato un buco da 600mila euro. Nel corso degli accertamenti della Finanza è emersa poi la vicenda della tangente da 220mila euro che sarebbe stata versata a Ponzoni da un imprenditore del bergamasco, Filippo Duzioni. Ponzoni si sarebbe speso non nella sua veste di assessore regionale ma per la sua influenza nei confronti di una serie di tecnici e politici - anch’essi indagati - da lui controllati in Brianza, riuscendo a procurare all’imprenditore un cambio di destinazione per una grande area in via Borghetto a Desio.