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Costo politica: scontro tra Fini e Idv su vitalizi deputati

La Camera ha approvato il bilancio: taglio netto annunciato di 150 milioni di euro per un periodo di tre anni.

Costo politica: è scontro tra Fini e Idv su vitalizi deputati

La Camera ha approvato il bilancio: taglio netto annunciato di 150 milioni di euro per un periodo di tre anni.

Ma sulla questione vitalizi ex parlamentari si scatena una bagarre: la casta preferisce non mettere mano ai suoi privilegi.

L’Idv propone l’abolizione immediata dei vitalizi proponendo di trasferirli sotto dominio dell’Inps, come per tutti i lavoratori, ma Gianfranco Fini esclama un no soprattutto per quanto concerne gli interventi retroattivi.

Si apre così lo scontro tra il presidente della Camera e il partito di Antonio Di Pietro, sulla questione "soppressione immediata di ogni forma di assegno vitalizio" per deputati in carica ed ex parlamentari, con il passaggio a una gestione a cura dell'Inps, come per gli altri cittadini.

Massimo Donadi, presidente dei deputati dell'Italia dei valori, afferma che: "Altro che metodo! L'ordine del giorno dell'Idv sui vitalizi e' stato respinto per tutt'altra ragione, ovvero la paura di dover sostenere le critiche dell'opinione pubblica nel bocciarlo, o, peggio ancora, il rischio di doverlo votare proprio per non essere travolti dalla critiche".

Donadi si riferisce alle argomentazioni usate da Fini, sull’ammissibilità dell’ordine del giorno di Idv.

Poi prosegue affermando: "la Casta, ancora una volta, preferisce nascondere la testa sotto la sabbia, pur di non mettere mano ai proprio privilegi. La cosa veramente grave è che si è giunti persino a stravolgere la prassi, rendendo di fatto il bilancio della Camera inemendabile, pur di poter giungere a questa dichiarazione di inammissibilità".

Il capogruppo dell'Idv ritiene che questa sia "un'altra occasione persa, dal palazzo, per dimostrare di avere a cuore i problemi del paese e non solo i propri interessi".

Ma Fini dal canto suo dice che ha dichiarato inammissibile il voto sull'ordine del giorno, per questioni di metodo: l'odg non può "impegnare", ma può solo "invitare a valutare" le modifiche.

Ma secondo l’Idv, Fini avrebbe cambiato le regole in corsa usando una "forzatura politica". Anche i Radicali esprimono una mancanza di trasparenza.

Poi Fini specifica che l’Odg è stato respinto non solo per i suddetti motivi procedurali, e rammenta che la Corte costituzionale stabilisce che non si può sopprimere i vitalizi già in essere e intaccare diritti acquisiti, ma si può solo intervenire per quelli futuri.  

Alla fine, il voto espresso sugli Odg al bilancio, ha fatto passare però altri principi che i questori dovranno introdurre nelle prossime misure: si parte dalla progressiva informatizzazione dei documenti, alla rendicontazione dei contributi ai gruppi parlamentari (qui i questori si riservano di acquisire i pareri dei gruppi), alla valutazione dell'abolizione dei benefit degli ex presidenti. Fino al controllo massiccio delle spese per i collaboratori. Passato anche il "progetto di reale sviluppo" della tv della Camera.

Con il voto non è passato: il taglio drastico alle auto blu proposto dall'Idv, per l'uso consentito solo per presidente della Camera e segretario generale (hanno votato favorevoli solo Pd e Idv). E nemmeno è passata l'abolizione della Fondazione della Camera, chiesta da Amedeo Laboccetta. Di Pietro dopo che Pier Ferdinando Casini l’ha convinto, ha votato contro l'odg dei radicali che voleva porre un termine all'incarico del segretario generale della Camera.

Ma quello che maggiormente è passato alla Camera è il messaggio concreto della quasi totale contrarietà alla proposta del gruppo dell’Italia dei valori, rea di aver presentato "l’impresentabile". Eppure l’Odg di Idv impegnava solo l’Ufficio di presidenza di Montecitorio a prendere in considerazione il taglio del vitalizio (soldi più benefit per sempre) che spetta a tutti coloro che si sono fregiati, anche per pochi mesi, del titolo di "onorevole". 
Una proposta "retroattiva" insomma quella dell’Idv: coinvolge tutti i parlamentari, gli stessi che ieri alla Camera sono “stizziti“ perché toccati nel portafoglio, vicepresidente Gianfranco Fini compreso.


Il capogruppo Pd Dario Franceschini, in serata, ha annunciato di aver ottenuto comunque qualcosa: "Un nostro ordine del giorno, con 11 punti vincolanti, è stato accolto e questo vuol dire che finisce l’Istituto dei vitalizi e il compito dei questori sarà quello di immaginare un sistema contributivo in linea con quello dei normali cittadini".

Dunque il vitalizio sarà tolto, ma solo alle future generazioni di onorevoli.
Insomma, in maniera bipartisan "la revoca del vitalizio già maturato" ha toccato la sensibilità di parecchi onorevoli.

Pierluigi Castagnetti del Pd ha dichiarato: "Non bisogna dimenticare che i vitalizi, come l'indennità, tutelano la funzione", come previsto dalla Costituzione. Dunque, la maggior parte dice no ai tagli indiscriminati, affermando che bisogna distinguere i privilegi e gli sprechi dai "Costi della democrazia": "Su sprechi e privilegi stiamo intervenendo da diversi anni".

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