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Creato "supervirus" aviaria: giusto pubblicare i dati?

 NEW YORK - La prima notizia è che in due laboratori (uno in Olanda e uno negli Stati Uniti) sono state realizzate delle versioni molto più pericolose del virus dell'influenza aviaria.

Creato "supervirus" aviaria: giusto pubblicare i dati?

 

NEW YORK - La prima notizia è che in due laboratori (uno in Olanda e uno negli Stati Uniti) sono state realizzate delle versioni molto più pericolose del virus dell'influenza aviaria. E quando si parla di maggiore pericolosità, ovviamente, si intende che a rischiare di più è proprio l'uomo, visto che questi "supervirus" risultano essere aggressivi più o meno come l'H5N1, ma molto più contagiosi. Un fatto, dunque, che deve far riflettere per ciò che potrebbe succedere se, sfortunatamente, un campione del virus finisse nelle mani sbagliate. Ed è proprio in considerazione di ciò che si può affrontare la seconda questione: è il caso di pubblicare i dati che hanno portato alla scoperta e alla creazione del supervirus?

 

POLEMICA - Una domanda a cui è sicuramente molto difficile rispondere, visto che da una parte c'è il problema del diritto ad essere informati, dall'altro il pericolo che l'informazione stessa possa essere, appunto, utilizzata per scopi non proprio pacifici. Come detto: immaginate cosa potrebbe succedere se un campione del supervirus finisse nelle mani di una organizzazione terroristica oppure se, i membri della stessa organizzazione, riuscissero a risalire a come si realizza il virus attraverso i dati che saranno pubblicati. Si tratta di una questione delicatissima, che negli Stati Uniti ha creato un grosso dibattito, visto che si sta cercando di impedire che le ricerche vengano pubblicate. E' corretto parlare di censura? Probabilmente si, ma bisogna capire davvero quali sono i rischi che si correrebbero se fosse tutto pubblicato. Di sicuro, in questo momento, la "patata bollente" è passata nelle mani dei direttori delle due riviste (e che riviste, dato che si tratta di Science e Nature) che dovrebbero pubblicarle. Il National Science Advisory Board for Biosecurity (un organo che in America si occupa proprio di sicurezza in relazione a possibili attacchi biologici e che è stato creato dopo l'emergenza antrace che colpì il paese qualche anno fa) ha chiesto ai due direttori di trattare l'argomento con molta cautela, consigliando anche di pubblicare solo una parte delle ricerche, evitando di rendere di pubblico dominio quei dati che potrebbero portare ad una replica degli esperimenti. Una richiesta, questa, che ha creato parecchio malumore nella comunità scientifica. I due direttori hanno già fatto sapere di essere consci della delicatezza della questione e che l'affronteranno con serenità, facendo la scelta giusta. Il Board, intanto, sta cercando possibili soluzioni per far si che pubblicando solo una parte dei dati, non si svilisca il lavoro dei ricercatori e si dia agli altri (che eventualmente vorranno saperne di più) di poter accedere a tutte le informazioni. 

 

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