Inviato da il
SOCIAL:

Crisi, nuova tassa sulle bibite gassate

Proposta dal ministero della salute una nuova tassa di 3 centesimi sulle bibite gassate. La tassa avrebbe il duplice scopo di portare ad introiti consistenti e di finanziare campagne per prevenire e promuovere corretti stili di vita.

Crisi, nuova tassa sulle bibite gassate

ROMA - In esame l’ipotesi di un nuovo prelievo nelle tasche degli italiani: un aumento di 3 centesimi sulle bottigliette delle bibite da 33cl che porterebbe ad un introito di circa 250 milioni di euro ogni anno.

Ospite del programma Radio Anch’io su Radio 1, il ministro della salute Renato Balduzzi ha spiegato la proposta: una tassa sul junk food, ma solo sulle bevande zuccherate e gassate, non sui cibi. Le risorse raccolte con questo intervento saranno devolute a "iniziative di rafforzamento di campagne di prevenzione e di promozione di corretti stili di vita e ad alcuni interventi mirati in campo sanitario": troppi giovani consumano eccessive quantità di bevande gassate e zuccherate che causano vari problemi di salute.

 

Il commento della Coldiretti all’annuncio della tassa fa riflettere: "In base a una legge nazionale ormai datata del 1961, le bevande al gusto di agrumi possono essere colorate a condizione che esse contengano appena il 12 per cento di succo di agrumi, spesso all'insaputa dei consumatori". La proposta è di utilizzare l'aumento del prezzo delle bibite per aumentare la percentuale di succo di frutta nelle bevande: aumentare il succo presente nelle aranciate avrebbe positivi risvolti sulla salute degli italiani, di cui circa 1 milione non mangia mai frutta secondo un’analisi Coldiretti-Censis. Rispetto a 10 anni fa inoltre il consumo di frutta è diminuita del 22%. 

 

Tassa inaccettabile e discrimintatoria secondo Assobibe, associazione di produttori di bevande analcoliche: "Una tassa che colpisce esclusivamente le bevande analcoliche gassate è immotivata, discriminatoria e pertanto inaccettabile". In italia queste bevande sono già penalizzate dall’aliquota Iva del 21% che invece non è applicata alla maggior parte degli altri prodotti alimentari.

 

La tassa sarebbe un ulteriore botta ai consumatori già in ginocchio per colpa degli ultimi rincari e probabilmente causerebbe un aumento dell’inflazione e una diminuzione degli investimenti.

Accesso utente