Denuncia la 'Ndrangheta. "Lo Stato mi ha lasciato sola" (VIDEO)
Barbara Luraghi è una imprenditrice lombarda, la quale ha avuto il coraggio di denunciare la 'Ndrangheta. Oggi rischia di fallire perché lo Stato l'ha lasciata sola." Non mi vengono più affidati appalti pubblici, non ho ancora ricevuto i soldi del Fondo di Solidarietà" la sua amara constatazione.
“Sto fallendo perché ho avuto il coraggio di denunciare la ‘Ndrangheta”. E’ fortissima la denuncia di Barbara Luraghi, titolare della “l.s strade srl” con sede a Pogliano Milanese. “Non ricevo più appalti”- afferma l’imprenditrice –“ perché non ho accettato compromessi, né con le cosche, né con la politica collusa”. La Luraghi spiega che da quando ha denunciato alla magistratura alcuni soggetti per le minacce e gli attentati subiti, i quali le hanno procurato un ingente danno, non ha più vinto un appalto, i quali, al contrario, sono affidati a imprese i cui titolari sono stati a loro volta denunciati da altri imprenditori. “Il paradosso è che io rischio di fallire e ho dovuto licenziare 20 persone perché ho fatto la denuncia, altri girano in Ferrari, anche se sono stati denunciati”- afferma costernata. Nel 2008 l’impresa di Barbara Luraghi, subisce incendi agli escavatori. Le sue denunce consentono di arrestare importanti esponenti della ‘Ndrangheta, come Antonio Perre. Nel frattempo viene riconosciuta ed ammessa al fondo di solidarietà come vittima di estorsione; una perizia quantifica, tra incendi e varie intimidazioni subite in questi anni, ad oltre 1 milione di euro i danni subiti. Ad oggi di quella cifra non si è visto nemmeno un centesimo, nonostante che il 25 ottobre 2011 la prefettura di Milano le riconosce la prima tranche dei soldi pari al 20% dell’intero danno subito. “Stanno aspettando che fallisca per non darmi il fondo”- afferma la Luraghi- “tra la prefettura di Milano ed il Comitato nazionale antiracket di Roma si scaricano le responsabilità gli uni contro gli altri, intanto io ed i miei figli siamo minacciati ed i soldi da quattro anni non arrivano”.
La Luraghi è convinta di scontare il fatto che sia figlia di Maurizio Luraghi, il primo imprenditore condannato in Lombardia in primo e secondo grado a 4 anni e 6 mesi per associazione mafiosa, per aver messo, secondo le sentenze emesse dalla Dda di Milano dai sostituti procuratori Ilda Boccasssini ed Alessandra Dolci, la sua azienda al servizio delle cosche della ‘Ndrangheta dei Barbaro e dei Papalia. ”Non ho avuto il coraggio di denunciarli, quando mi minacciarono di sciogliere nell’acido i miei figli se non avessi collaborato con loro”- afferma Maurizio –“Ho sbagliato, lo so , dovevo fare come sta facendo ora mia figlia, ma non cambia nulla, anche se denunci lo Stato non c’e'”. Per capire l’inferno quotidiano di Barbara basta accennare a cosa le è accaduto il 26 aprile 2012 quando nell’accompagnare i suoi figli a scuola, a Pogliano Milanese viene informata, che alcuni genitori hanno appena rimosso dal cancello di un abitazione di fronte all’istituto scolastico “Don Milani” un lenzuolo con la scritta:”barbara luraghi paga i tuoi debiti”. La stessa mattina recandosi presso un supermercato di Rho per fare la spesa, in modo non programmato, trova, verso le 13,30 sul parabrezza della sua autovettura un foglio, scritto in uno stentato italiano che fa riferimento al lenzuolo trovato la stessa mattina dinnanzi alla scuola, a suo padre con minacce molto dure che si concludono con la frase “dimenticavo sia te che tua figlia siete bellissime”. Un vero inferno, che fa sembrare ancora più sconcertanti, se possibili, le affermazioni del magistrato Pennisi, secondo le quali gli imprenditori del Nord-Est del Paese "sono felici di cedere le proprie imprese alle mafie, pur di garantirne la continuità".

