Droga, Padovano, ex Juve e Napoli, condannato a otto anni
TORINO – Michele Padovano, ex calciatore, entrato nella storia della Juventus per aver contribuito al ciclo vincente dei bianconeri di Marcello Lippi nella seconda metà degli anni 90, è stato condannato in primo grado a otto anni e otto mesi di reclusione per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti; il pubblico ministero, Antonio Rinaudo, aveva chiesto una pena più severa, la condanna a 24 anni.
TORINO – Michele Padovano, ex calciatore, entrato nella storia della Juventus per aver contribuito al ciclo vincente dei bianconeri di Marcello Lippi nella seconda metà degli anni 90, è stato condannato in primo grado a otto anni e otto mesi di reclusione per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti; il pubblico ministero, Antonio Rinaudo, aveva chiesto una pena più severa, la condanna a 24 anni.
Padovano è imputato assieme a Luca Mosole, amico di infanzia e compagno di squadra nei campetti della periferia di Torino, quando entrambi sognavano un futuro da calciatore, sogno che solo Padovano è riuscito a realizzare; Mosole, con il quale Padovano è sempre rimasto in contatto, è stato condannato a 15 anni ( l’accusa aveva richiesto 44 anni di reclusione).
La vicenda risale al 2006, i due erano stati fermati nell’ambito dell’operazione "Tuareg" contro il traffico di hashsish proveniente dalla Spagna, in questa operazione, i carabinieri, oltre ad arrestare 34 persone, sequestrarono 23 quintali di hashish, per un valore stimato in 14 milioni di euro, la droga veniva trasportata in camion carichi di arance.
Michele Padovano era accusato di aver finanziato l’amico nell’impresa criminale e, i carabinieri, avrebbero anche accertato un episodio in cui, l’ex calciatore, si sarebbe presentato in un piccolo ufficio postale per depositare 100.000 euro in contanti contenuti in una scatola da scarpe.
I giudici lo hanno ritenuto non un finanziatore, ma solamente un partecipante, anche se l’ex attaccante si è sempre difeso sostenendo che quei soldi erano un semplice prestito ad un’amico in difficoltà ed ha sempre proclamato la sua innocenza.
Parte del procedimento si era chiusa con rito abbreviato, Padovano e Mosole avevano invece scelto di essere processati con il rito ordinario.
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