Enel green "profit" occupa le terre dei Maya
PROFITTO AD OGNI COSTO - L'Enel, compagnia di bandiera fornitrice di elettricità, aggredisce la terra dei Maya.
PROFITTO AD OGNI COSTO - L'Enel, compagnia di bandiera fornitrice di elettricità, aggredisce la terra dei Maya. Lo fa nella classica maniera subdola delle multinazionali che vanno in cerca dell'Eldorado, promettendo alle popolazioni autoctone civiltà e progresso. La branca denominata Enel Green Power, che si occupa di energie rinnovabili, si è infatti recentemente insediata nella zona indigena di Ixil in Guatemala, avviando i lavori per la costruzione di una centrale idroelettrica sul fiume Coztal. "Cose che non ci riguardano" si obbietterà, ma che sono utili per capire come gli italiani si comportano in giro per il mondo. Parliamo un po' di noi insomma! e conosciamoci meglio, prima di pianificare qualsivoglia politica estera! L'Enel, dicevamo, con un'operazione di stampo coloniale si è appropriato delle acque di un fiume a cui è legata l'economia e la vita di tante piccole comunità Maya, che tuttavia non si sono opposte al progetto. Non stiamo parlando perciò di rozze tribù primitive antimoderniste, ma di persone che sotto la guida di Concepción Santay Gómez, Sindaco Ixil di San Juan Cotzal, hanno deciso di chiedere a Enel il 20% dei ricavi della centrale elettrica.
ITALIANI ESPORTATORI DI CIVILTÀ - Enel ha tutte le carte in regola per poter procedere, ma ha la coscienza sporca. Gli accordi infatti sono stati presi con il precedente alcalde (sindaco) finito in galera per istigazione a delinquere, e con il latifondista proprietario della tenuta San Francisco dove passano i macchinari Enel. Il secondo tra l'altro è un noto schiavista che sfrutta il lavoro dei bambini per le sue piantagioni di caffè; ma la società italiana, per ripulirsi la reputazione, ha promesso la costruzione di qualche scuola e ospedale al fine di civilizzare gli indigeni. Dunque... sovvenzionare uno schiavista in cambio di qualche edificio!? Roba da pazzi! senza contare che stanno rubando un fiume ai legittimi proprietari, che per fortuna si sono riscattati eleggendo un sindaco onesto il quale tutela gli interessi delle comunità locali. Sarebbe questa la civiltà che esportiamo? A guardar bene non sembra altro che una mera ricerca di facile profitto a scapito di gente innocua e felice di vivere in simbiosi con la propria terra. La protervia dei nostri governanti però ha fatto male i calcoli, perché a San Juan Cotzal come in Val di Susa gli abitanti hanno cominciato a ribellarsi.
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