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Fate la nanna: come far addormentare i bambini in periodi delicati della loro crescita

Il sonno scarso dei bambini significa insonnia dei genitori e chiunque abbia un figlio avrà sperimentato sulla propria pelle questa triste verità.

Il sonno scarso dei bambini significa insonnia dei genitori e chiunque abbia un figlio avrà sperimentato sulla propria pelle questa triste verità.

Ci sono alcune fasi durante la vita del piccolo nei quali il problema diventa ancora più pressante per bambini e genitori. Tra queste il passaggio dal nido familiare a quello comunale.

A partire dal quel momento i piccoli vivono il loro primo grande distacco dal babbo e dalla mamma. Con l’ingresso al nido infatti passano gran parte della loro giornata fuori casa e quando arriva la sera vogliono prolungare il più possibile il tempo da passare con i genitori. Il piccolo o la piccola tentano di rimanere  alzati il più possibile impegnati nei loro giochi e  al solo sentire la parola nanna, si scatenano in  reazioni convulse.

Si aprono scenari comici con mamme che tengono in braccio i figli camminando per casa nella speranza che crollino esausti, con relativi padri che seguono l’esiguo corteo con le loro ultime forze.  Il tutto,  dopo una giornata di  lavoro e un livello di energia ai minimi sindacali.

Alla fine lo sforzo dà i suoi frutti. I piccoli cadono in un sonno profondo ma spesso si addormentano piangendo e un momento che dovrebbe svolgersi in totale serenità diventa motivo di angoscia.

Come fare perché che non sia così? Il pedagogista  Massimo Mangani,  sul  sito per l’infanzia www.fiorentinisicresce.it  cerca di rispondere in modo esauriente allo scottante quesito.

Il dottor Mangani ricorda ai genitori la sensazione di abbandono che spesso, ingiustificatamente ma molto comprensibilmente vivono i bambini nel momento in cui inizio a frequentare l’asilo nido a cui si somma il senso di distacco dagli affetti che avvertono i bambini nel momento del sonno.  I piccoli quindi, vivono contemporaneamente un doppio allontanamento  dal quale si difendono tergiversando sulla nanna.

La ricetta per la soluzione è sempre la stessa: tanta pazienza e molto amore.

La prima si impara, il secondo, come tutti i genitori sanno,  sorge spontaneo quindi non c’è da preoccuparsi.

Per consigli più specifici vi rimandiamo a fiorentini si cresce e alla  preziosa consulenza di Massimo Mangani. Possiamo garantirvi che seguendoli senza incertezze, con il passare del tempo il bambino si abituerà  alla sua nuova vita da piccolo “scolaro” e il momento della nanna sarà molto meno traumatico e più tranquillo del periodo iniziale.

Valentina Roselli

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