• Trasferito il giudice Marra «Berlusconi se la caverà e si alzerà una mattina e scoprirà di avere la spada ancora affilata e la utilizzerà per fare la guerra»: così il leader della Lega Umberto Bossi, interpellato dai cronisti al Senato replica a chi gli chiede se sia preoccupato delle fibrillazioni del Pdl. TRASFERITO MARRA Fiorella Pilato, presidente della prima Commissione del Csm, chiuderà entro lunedì prossimo il documento con le contestazioni rivolte al presidente della Corte d'appello di Milano, Alfonso Marra, che verrà convocato nei prossimi giorni per essere ascoltato. Obiettivo della Prima commissione è quello di chiudere l'iter del trasferimento per incompatibilità ambientale entro la fine della consiliatura, il 31 luglio prossimo. Nel frattempo, la Commissione ha chiesto all'autorità giudiziaria di Roma che indaga sulla vicenda appalti nel settore eolico e sulla cosiddetta P3 di riferire se vi siano anche altri magistrati coinvolti oltre a quelli già emersi dalle intercettazioni. Da notizie di stampa, infatti, alla prima Commissione risulta che in una delle intercettazioni non allegate all'ordinanza di custodia cautelare di Flavio Carboni, Pasquale Lombardi e Arcangelo Martino, vi sarebbe anche il nome di Umberto Marconi, presidente della Corte d'appello di Salerno, in riferimento alla vicenda dell'ex sottosegretario Cosentino. I tempi tecnici non permetteranno di portare in plenum la questione Marra prima di settembre. Gli atti, infatti, devono essere depositati e il magistrato ha 20 giorni di tempo per mettere a punto la sua difesa. Il caso Marra sarà dunque il primo fascicolo spinoso che il nuovo Csm dovrà affrontare subito dopo la pausa estiva. PG CASSAZIONE INDAGA SU TOGHE La Procura generale della Corte di Cassazione, titolare dell'azione disciplinare assieme al ministro della Giustizia, rende noto - con un comunicato - di aver avviato «sin dal l2 luglio scorso, una indagine di natura disciplinare» in merito ai «fatti emergenti dall'ordinanza di custodia cautelare» emessa dal gip di Roma nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti nell'eolico e sulla associazione segreta denominata P3. La nota della procura generale della Suprema Corte non cita i nomi dei magistrati su cui sta compiendo accertamenti. Nell'ordinanza di custodia cautelare si fanno i nomi del presidente della Corte di Appello di Milano Alfonso Marra (su cui la prima commissione del Csm ha oggi avviato una istruttoria per il trasferimento per incompatibilità ambientale), del capo degli ispettori del ministero della Giustizia Arcibaldo Miller (magistrato fuori ruolo su cui possono intervenire a livello disciplinare il ministro della Giustizia e il pg della Cassazione, ma non il Csm), dell'avvocato generale in Cassazione Antonio Martone (che ha presentato la scorsa settimana domanda di pensionamento). Il sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo, anch'egli magistrato fuori ruolo fino a qualche mese fa, il cui nome figura nell'inchiesta, è andato in pensione da poco e dunque non è più passibile di accertamenti disciplinari. COSENTINO SI DIMETTE Alla fine, Nicola Cosentino si dimette. Dopo un vertice a Palazzo Chigi con Silvio Berlusconi lascia il posto di sottosegretario all'Economia restando però coordinatore del Pdl in Campania. L'opposizione, che aveva ottenuto la calendarizzazione alla Camera di una mozione di sfiducia da Gianfranco Fini (duramente contestato da Lega e Pdl) canta vittoria, incassando un successo analogo a quello, pochi giorni fa, ottenuto con le dimissioni di un altro sottosegretario del Pdl, Aldo Brancher. Denunciando di essere un «perseguitato», Cosentino spiega di aver deciso «di concerto con il presidente Berlusconi di rassegnare le mie dimissioni da sottosegretario per potermi completamente dedicare alla vita del partito, particolarmente in Campania, anche al fine di contrastare tutte quelle manovre interne ed esterne poste in essere per fermare il cambiamento», scrive Cosentino. Che attacca la scelta di Fini nel calendarizzare una mozione contro di lui «con solerzia degna di miglior causa, basandosi soltanto su indimostrate e inconsistenti notizie di stampa». E lancia un siluro contro il presidente della Camera: «È risibile che voglia far passare le sue decisioni come se derivassero da una sorta di tensione morale verso la legalità quando si tratta soltanto di un tentativo, anche assai scoperto, di ottenere il potere nel partito tramite Bocchino». Stoccata che Fini non raccoglie, dicendosi «indifferente» a quelle parole. Alle dimissioni si arriva dopo una riunione a Palazzo Chigi tra Silvio Berlusconi il coordinatore del Pdl Denis Verdini e Cosentino (entrambi coinvolti nell'inchiesta sugli appalti per l'eolico e sulla cosiddetta P3), i capigruppo di Camera e Senato Cicchitto e Gasparri, il ministro La Russa e Gaetano Quagiarello. Alla fine, Berlusconi spiega di aver condiviso la scelta di Cosentino, dicendosi al contempo convinto della sua «totale estraneità» alle accuse di cui è stato fatto segno, e sicuro della sua «massima lealtà e al massimo impegno per ottenere la vittoria di Stefano Caldoro» alle ultime regionali in Campania. Gianfranco Fini apprezza le dimissioni: «Dimettersi anche per potersi meglio difendere in sede giudiziaria era per Cosentino un atto indispensabile e doveroso di correttezza istituzionale per una evidente e solare questione di opportunità politica», dice subito dopo aver ribadito la necessità di «una politica durissima e intransigente con chi non ha un'etica del comportamento pubblico». L'opposizione esulta. «La maggioranza è nei guai», sentenzia da Washington il segretario del Pd Pier Luigi Bersani che parla senza mezze misure di una «vittoria netta dell'opposizione». «La maggioranza è alle corde», gli fa eco il vicesegretario del partito, Enrico Letta, che parla di «rivincita del Pd e di Fini che dimostra di poter mettere sotto politicamente Berlusconi più di quanto i ragionamenti sui numeri dei mesi scorsi lasciavano intendere». E Dario Franceschini, oggi protagonista di una battaglia in capigruppo a Montecitorio per la calendarizzazione della mozione di sfiducia sul sottosegretario, rivendica il risultato delle dimissioni e annuncia: «la nostra battaglia per la legalità e la trasparenza continuerà senza tregua». Dall'Udc, Casini legge le dimissioni di Cosentino come «un gesto di ragionevolezza, ma resta il rammarico che abbia aspettato la presentazione della mozione di sfiducia». E canta vittoria l'Idv con Di Pietro: «Era ora. Avrebbe dovuto dimettersi da tempo. Ora la Camera ne autorizzi l'arresto», aggiunge, scatenando l'ira di Fabrizio Cicchitto che parla di «barbarie». E l'Idv annuncia «una mozione contro l'intero Governo Berlusconi». Nel Pdl c'è chi, come Osvaldo Napoli reclama «un chiarimento definitivo tra Berlusconi e Fini», e Generazione Italia che parla di 'buona notizia, mentre il finiano Italo Bocchino ringrazia Berlusconi «per aver ascoltato il nostro grido d'allarme rispetto al danno elettorale che la permanenza al governo di Nicola Cosentino stava provocando al Pdl». La Russa sottolinea che alle dimissioni si è giunti «per evitare che la vicenda venisse strumentalizzata e che ci fossero contrasti». MARRA VERRÀ SENTITO DAL CSM È l'unico medico ginecologo non obiettore del Policlinico di Bari ed è il responsabile del servizio che per primo in Italia, dopo quattro anni di sperimentazione, lo scorso aprile ha avviato in Puglia la somministrazione ordinaria della pillola abortiva RU486. Da domani, però, il dott. Nicola Blasi andrà in ferie e per tutta la durata delle sue vacanze anche il servizio da lui diretto chiuderà per assenza di ginecologi non obiettori che sostituiscano il medico. La notizia è riportata oggi dall'edizione barese del Corriere del Mezzogiorno secondo cui, con le ferie di Blasi, il Policlinico disattiverà temporaneamente anche il numero verde che forniva informazioni e la possibilità di prenotare visite alle donne interessate all'interruzione di gravidanza farmacologica. Nei mesi in cui è stata attivata la somministrazione della pillola abortiva a Bari, Blasi ha assistito 50 donne. Sono 196, invece, le donne che hanno fatto ricorso all'aborto farmacologico nei quattro anni di sperimentazione. I tempi tecnici non permetteranno di portare in plenum la questione Marra prima di settembre. Gli atti, infatti, devono essere depositati e il magistrato ha 20 giorni di tempo per mettere a punto la sua difesa. Il caso Marra sarà dunque il primo fascicolo spinoso che il nuovo Csm dovrà affrontare subito dopo la pausa estiva. TRASFERITO UFFICIO MARRA  La prima commissione del Csm ha deciso di avviare la procedura di trasferimento di ufficio per incompatibilità ambientale per il presidente della Corte d'Appello di Milano, Alfonso Marra, il cui nome appare in alcune intercettazioni dell'inchiesta sugli appalti per l'eolico. La decisione è passata con quattro voti a favore. ha votato contro il laico del centrodestra Gianfranco Anedda. La Prima Commissione, che aveva chiesto pochi giorni fa al Comitato di presidenza l'apertura di una pratica dopo gli sviluppi dell'inchiesta nella quale figurano nomi importanti della magistratura, ha deciso quindi di muoversi senza esitazioni. Di Alfonso Marra parlano alcune delle persone finite in carcere per l'inchiesta della Procura di Roma, facendo riferimento a pressioni su alcuni consiglieri del Csm per favorire la sua nomina alla guida della Corte d'Appello di Milano. A votare per l'avvio della procedura di trasferimento di ufficio sono stati i consiglieri Pilato, Fresa, Volpi e Patrono. Non ha partecipato al voto, invece, Giuseppe Maria Berruti che nelle intercettazioni viene indicato come il consigliere che rappresentava il maggior ostacolo alla nomina di Marra. Quanto agli altri magistrati - tra cui il capo degli ispettori del ministero della Giustizia, Arcibaldo Miller - citati nell'ordinanza di custodia cautelare del gip la Prima Commissione ha disposto un'istruttoria chiedendo all'autorità giudiziaria gli atti anche per capire la loro esatta posizione e le eventuali contestazioni nei loro confronti. MARRA: «SONO CONTENTO» «Sono contento che il Csm abbia aperto la procedura così si chiarirà la mia posizione». Lo ha detto il presidente della Corte di Appello di Milano, Alfonso Marra, raggiunto al telefono dall'ANSA, in merito all'apertura da parte del Csm della procedura per il suo trasferimento per incompatibilità ambientale. Il nome di Marra appare in alcune intercettazioni dell'inchiesta sugli appalti per l'eolico.  «Sono tranquillo - ha aggiunto Marra -, io non c'entro niente in questa vicenda». Le parole del presidente della Corte d'appello di Milano si riferiscono anche alla richiesta dell'Anm che ha invitato i magistrati implicati nel caso a dimettersi, invito che Marra ha respinto affermando appunto la sua estraneità alla vicenda. P3, GRUPPO CHIAMAVA BERLUSCONI 'CESARE' Tra di loro, il gruppo che faceva capo a Flavio Carboni, il premier Silvio Berlusconi lo chiamavano 'Cesarè. Come emerge da una telefonata intercettata tra l'ex sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino e il giudice tributario Pasquale Lombardi nella quale quest'ultimo sostiene che «Cesare è contento» per ciò che il gruppo sta facendo proposito del Lodo Alfano. «Cesare Š lo pseudonimo utilizzato dai soggetti per riferirsi al presidente del Consiglio», affermano i carabinieri del nucleo investigativo di Roma nell'informativa inviata ai pm della Procura capitolina nell'ambito delle indagini sulla cosiddetta P3. I militari dell'Arma si riferiscono proprio all'intercettazione telefonica del 2 ottobre 2009 nella quale Lombardi dice a Cosentino che «lui Š rimasto contento per quello che gli stiamo facendo per il 6», ovvero il giorno dell'udienza della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano: un esplicito riferimento, per i militari, all'attività esercitata dal gruppo del quale fa parte anche l'uomo d'affari Flavio Carboni, per condizionare i giudici della Consulta sul provvedimento del Guardasigilli, poi bocciato dagli stessi giudici della Corte Costituzionale il 7 ottobre scorso. Nessun elemento, nelle carte degli investigatori, permette di capire se il premier sapesse qualcosa o se si tratti di millanterie. Nel corso della telefonata Lombardi fa riferimento anche alla vicenda del cosiddetto complotto contro Stefano Caldoro, attuale governatore campano, sottolineando che se «lui è rimasto contento» allora «lui ci deve dare qualche cosa e ci deve dare te e non adda scassà o cazz». «Appare evidente -osservano i carabinieri- che con queste parole il Lombardi vorrebbe far intendere al Cosentino che la sua candidatura a presidente della Regione Campania Š stata da loro richiesta nel corso della riunione quale contropartita per l'operazione Lodo Alfano». Nei documenti redatti dai carabinieri si fa riferimento, inoltre, al governatore della Regione Lombardia, Roberto Formigoni. In base a quanto si legge nelle carte Formigoni diede mandato al gruppo di chiedere esplicitamente al presidente della Corte di Appello di Milano, Alfonso Marra, di «porre in essere un intervento nell'ambito della nota vicenda dell'esclusione della lista riconducibile al governatore dalle elezioni regionali 2010». Parlando dell'attivit… svolta dall'associazione, i militari dell'Arma definiscono emblematica la «vicenda che ha visto protagonista il neo presidente della corte di appello di Milano». «Non appena Marra - proseguono i carabinieri - ha ottenuto, dopo un'intensa attivit… di pressione esercitata dal gruppo (ed in particolare da Pasquale Lombardi) sui membri del Csm, l'ambita carica, i componenti dell'associazione gli chiedono esplicitamente, peraltro dietro mandato del presidente Formigoni, di porre in essere un intervento nell'ambito della nota vicenda dell'esclusione della lista 'Per la Lombardià». Nelle carte dell'inchiesta si fa espresso riferimento, inoltre, al ruolo svolto dal sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo, dal capo degli ispettori di via Arenula, Arcibaldo Miller, e Antonio Martone, presidente della commissione per la Valutazione, la trasparenza e l'Integrit… delle amministrazioni pubbliche. «Altri personaggi vicini al gruppo - si legge nell'informativa - che prendono parte alle riunioni nel corso delle quali vengono impostate le principali operazioni o che paiono fornire il proprio contributo alle attivit… d'interferenza, sono individuabili nei giudici Miller Arcibaldo, Martone Antonio e nel sottosegretario alla giustizia Caliendo Giacomo». Al momento la posizione dei tre Š al vaglio dei pm della Procura di Roma. È prevista, infine, domani l'udienza del tribunale del Riesame che dovrà decidere sull'arresto di Carboni. Mentre sabato il presidente della Regione Sardegna Ugo Cappellacci verà ascoltato dai magistrati romani nell'ambito dell'inchiesta madre, ovvero gli appalti sull'eolico nell'isola, che vede il governatore indagato per abuso d'ufficio e concorso in corruzione. BERLUSCONI CONTRO FINI Sacrifica Nicola Cosentino, pur dicendosi certo della sua «totale estraneità» rispetto alle accuse mossegli dalla magistratura; e così facendo, pur costretto, disinnesca la mina piazzata dall'opposizione, con il contributo di Gianfranco Fini, sul voto di sfiducia al sottosegretario all'Economia. Ma di fatto Silvio Berlusconi, dopo aver ceduto sulle intercettazioni e su Aldo Brancher, concede al presidente della Camera un nuovo motivo per cantare vittoria. Cosa che al premier risulta particolarmente indigesta. Per questo tutti quelli che hanno avuto modo di vedere il Cavaliere lo descrivono «furibondo». L'idea che i 'finianì potessero votare la sfiducia a Cosentino insieme alle opposizioni lo aveva già mandato su tutte le furie. La notizia che il presidente della Camera aveva calendarizzato la mozione per la prossima settimana, lo ha definitivamente convinto di quello che pensa da tempo: e cioè che il cofondatore del Pdl sta facendo una guerriglia interna, un gioco al massacro che di fatto lo pone già fuori dal partito. Con i fedelissimi ha parlato di ennesima forzatura da parte di Fini, di ennesima ricerca di visibilità, di ennesimo smarcamento. Poi, ha lasciato che fosse lo stesso Cosentino a sparare a zero sulla terza carica dello Stato: «Il suo è soltanto un tentativo di ottenere potere nel partito», ha sentenziato il sottosegretario dimissionario in una nota che, riconoscono tutti, era concordata con il premier. Anche se, si è consolato in privato, si tratta di una vittoria di Pirro. Non solo e non tanto perchè il passo indietro di Cosentino era chiesto da molti 'berlusconianì, e forse persino da lui se è vero che, al di là delle dichiarazioni pubbliche, si era convinto che la sua permanenza al governo fosse ormai troppo ingombrante. Ma anche perchè alla fine Cosentino resterà alla guida del partito in Campania. Ma al di là di questi (piccoli) motivi di consolazione, la partita su Cosentino ha mostrato che la pattuglia finiana ha più risorse del previsto. Ora il premier deve decidere cosa fare. Come al solito 'colombè e 'falchì si sono dati da fare per convincerlo della bontà delle rispettive tesi. Il redde rationem ci sarà, è solo rinviato, assicura un dirigente pidiellino che vorrebbe chiudere definitivamente la partita con Fini. Sull'altro fronte, quelli meno inclini allo scontro, lo invitano a ragionare sul fatto che le truppe del presidente della Camera, nonostante i tentativi di divisione, restano compatte. E in attesa di un redde rationem, per ora più volte annunciato ma mai arrivato, Berlusconi sembra temporeggiare. Anche perchè, come viene riferito, con Fini ora non si può fare nulla. Il suo obiettivo, al momento, è quello di rafforzare il partito, eliminando le divisioni e le correnti fra quelli che sostengono la sua leadership. Solo così, forti e uniti - ha spiegato ai fedelissimi - potremo affrontare la 'questione Finì. Ecco perchè, il ruolo di Denis Verdini (anche lui, come Cosentino, coinvolto nell'inchiesta) all'interno del Pdl non è stato messo in discussione. «Berlusconi sa perfettamente che se cambiasse i vertici dovrebbe trattare con i 'finianì, ed è l'ultima cosa che vuole fare», spiega un dirigente del partito visto che il prossimo obiettivo dei finiani è proprio la poltrona del coordinatore unico. Ed ecco perchè il Cavaliere ha detto a tutti di tenersi liberi in agosto, avanzando l'ipotesi di un conclave per riorganizzare il Pdl. Sullo sfondo della partita con il presidente della Camera, il braccio di ferro sulle intercettazioni. In serata, sempre a palazzo Chigi, il premier ha incontrato il Guardasigilli Alfano. E anche su questo fronte i motivi di insoddisfazione non mancano. Il rinvio dovuto alle ulteriori richieste di modifiche dei 'finianì non lo hanno certo rallegrato. Anzi. Solo nelle prossime ore si saprà se accetterà l'ennesimo compromesso pur di adottare un testo che, tuttavia, sembra piacergli sempre meno. COSENTINO COME SCAJOLA E BRANCHER Il sottosegretario Nicola Cosentino è il terzo esponente del Governo a dimettersi in poco più di due mesi, sull'onda delle indiscrezioni, e delle successive polemiche politiche, relative alle diverse inchieste giudiziarie che prima hanno portato a lasciare l'incarico Claudio Scajola e poi, dieci giorni fa, Aldo Brancher. Una scia che ha visto anche le dimissioni da assessore all'avvocatura della Regione Campania da parte di Ernesto Sica, mentre Antonio Martone, avvocato generale della Cassazione, ha lasciato la magistratura, entrambi travolti dall'inchiesta della Procura di Roma sull'associazione a delinquere, la cosiddetta P3, messa in piedi dall'imprenditore sardo Flavio Carboni, nata da una costola delle indagini sugli appalti dell'eolico in Sardegna. Ieri, infine, il governatore della Sardegna, Ugo Cappellacci ha revocato l'incarico al direttore generale dell'Agenzia regionale protezione dell'ambiente della Sardegna (Arpas), Ignazio Farris, anche lui coinvolto nell'inchiesta sull'eolico. L'ex ministro alle Attività Produttive, Claudio Scajola, si è dimesso il 4 maggio, dopo giorni di polemiche per essere stato chiamato in causa nella vicenda di una compravendita della casa con vista sul Colosseo con presunti soldi in nero, nell'ambito sugli appalti per i Grandi Eventi. Due mesi dopo, il 4 luglio è la volta di Aldo Brancher, da soli 17 giorni nominato ministro per l'Attuazione del federalismo: la decisione arriva al termine di una vicenda che ha messo in difficoltà il governo e la maggioranza e che ha avuto ripercussioni sul rapporto di Berlusconi con il Quirinale. La decisione è stata comunicata nell'aula del Tribunale di Milano dove Brancher si era recato per prendere parte all'udienza del processo Antonveneta che lo vede imputato insieme alla moglie: quello stesso processo al quale, in un primo momento, voleva sottrarsi, secondo Giorgio Napolitano senza averne diritto, ricorrendo allo scudo del legittimo impedimento. LA VICENDA SCUOTE LE TOGHE La questione morale sollevata dagli sviluppi dell' inchiesta sulla associazione segreta costituita da Flavio Carboni scuote le toghe. «I magistrati facciano un passo indietro» chiede senza mezzi termini l' Anm, che gi… nei giorni scorsi aveva commentato con preoccupazione il coinvolgimento nel procedimento della procura di Roma di nomi importanti del sistema giudiziario. Il tema della deontologia di chi indaga e giudica sta provocando forte fibrillazione anche al Csm: oggi il vice presidente Nicola Mancino, dopo la richiesta di un plenum, ha bloccato i tentativi di intervento di alcuni consiglieri precisando che l' ultima parola sugli argomenti all'ordine del giorno spetta al presidente della Repubblica. L' Anm considera centrale la questione morale e, proprio per questo, chiede un «segnale forte» per ridare credibilit… all' intero mondo giudiziario. «Bisogna avere la capacità e il coraggio di farsi da parte e liberare l' istituzione da ogni ombra di sospetto» ha detto il segretario Giuseppe Cascini. Per i magistrati finiti nell' inchiesta «c' Š la presunzione di innocenza, la disciplinare, il primo grado, l' appello e la Cassazione con tutte le tutele, ma noi abbiamo il dovere di dare risposte chiare e prendere le distanze». Per Cascini «il tentativo di sottovalutare la gravit… della vicenda Š una linea pericolosa perch‚ questa ha le caratteristiche analoghe a quelle degli anni ottanta. Le differenze riguardano solo aspetti pi— grotteschi e poco istituzionali anche rispetto alla loggia P2 ma il rischio maggiore Š proprio quello di sottovalutare la gravit… del fenomeno. I fatti che emergono sono chiarissimi, per questo noi abbiamo espresso subito la nostra indignazione». Protesta Renato Borzone, difensore di Flavio Carboni: «Le dichiarazioni dell'Anm sono stupefacenti e rischiano di realizzare una grave interferenza nella giurisdizione. Nel dare un giudizio sommario sulla vicenda processuale su cui domani si pronuncer… il tribunale del riesame suscita grave preoccupazione che si esprimano giudizi sulla fondatezza e gravità della vicenda, istituendo paragoni, peraltro fuori luogo, con episodi passati alla vigilia di scadenze giurisdizionali». L' Anm ribadisce la necessit… di contrastare «con ogni mezzo qualsiasi forma di contiguit… a poteri politici o affaristici e di opacit… nei comportamenti». «Non vogliamo essere accomunati a situazioni che non ci appartengono. Siamo pronti a dare risposte rapide per sgomberare il campo e affrontare in maniera chiara la questione morale» sottolinea il presidente Luca Palamara. Per il sindacato delle toghe «è inaccettabile che trapeli l'immagine di una magistratura contigua a gruppi lobbistici e impegnata in impropri interventi volti a influire sull'assegnazione di affari e di incarichi prestigiosi». Sulla questione morale, il nuovo Csm è chiamato a giocare «un ruolo determinante», osserva il sindacato delle toghe. Dentro il Csm attuale il clima è teso, dopo le notizie dei contatti tra Pasquale Lombardi ed alcuni consiglieri. Quando oggi Livio Pepino (Magistratura Democratica) ha chiesto di mettere in calendario una seduta sull'argomento, Mancino ha assicurato l'immediato invio della richiesta a Napolitano ma poi è stato irremovibile:«Su questo oggi non apro alcun dibattito. L' argomento non è all' ordine del giorno». Mancino ha detto che non è stata aperta alcuna pratica sui rapporti tra consiglieri e Lombardi «perchè mai nessuna richiesta è arrivata alla segreteria generale». Pepino in un documento ricorda di aver chiesto in più occasioni che si parlasse in plenum degli strani rapporti tra consiglieri e persone inquisite e di regole deontologiche ma di non aver avuto risposta. Ieri il Comitato di presidenza ha autorizzato la prima commissione a valutare la posizione del presidente della Corte di Appello di Milano, Alfonso Marra (il cui nome compare in intercettazioni dell' inchiesta relative alle pressioni sul consiglieri del Csm per favorire la sua nomina) ai fini di una sua eventuale incompatibilità ambientale. COSENTINO, ENFANT PRODIGE TRA VITTORIE E ACCUSE È tra i protagonisti delle vittorie ottenute dal Pdl campano dopo la lunga egemonia di Bassolino e del centrosinistra, ma il suo profilo politico è oscurato dall'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa per la quale la procura di Napoli ne ha chiesto l'arresto, negato dalla Camera. Accusa che gli ha impedito, la scorsa primavera, di candidarsi alla presidenza della Regione. Luci e ombre costellano la storia di Nicola Cosentino, 51 anni, uomo forte del centrodestra campano che, da oggi, lascia il Governo per dedicarsi a tempo pieno alla politica locale. Debutta in politica da enfant prodige, a soli 19 anni, come consigliere comunale nella sua cittadina, Casal di Principe, cuore di un territorio considerato roccaforte del clan dei Casalesi. Nel 1980 è consigliere provinciale per il Psdi, il più giovane d'Italia con i suoi 22 anni. Più volte assessore provinciale a Caserta, viene eletto consigliere regionale nelle liste di Forza Italia nel 1995, e deputato l'anno successivo. Sarà a lungo vicecoordinatore regionale degli azzurri per poi assumere la guida di Fi nel 2005, mantenendo la leadership anche dopo la nascita del Pdl. Un percorso netto che incontra una sola sconfitta, nel 2005, quando alle Provinciali di Caserta viene battuto dal candidato del centrosinistra, Sandro De Franciscis. Sposato e padre di due gemelli, di cui uno di nome Silvio («Berlusconi non c'entra, è un omaggio a mio padre»), è avvocato ma soprattutto imprenditore: si occupa dell'azienda di famiglia, l'Aversana Petroli di Casal di Principe, vero e proprio colosso nel settore del gas. Ma con il passare degli anni la politica diviene il suo impegno principale. Con lui, negli ultimi anni, il Pdl ottiene vittorie elettorali storiche in Campania strappando via via al centrosinistra importanti Comuni, le Province e poi la Regione. Quest'ultimo successo ha però un retrogusto amaro per Cosentino, che come leader regionale del Pdl ambisce alla poltrona di governatore: a lungo dato in pole position, deve cedere alla fine la candidatura a Stefano Caldoro per evitare che in campagna elettorale i suoi problemi giudiziari possano compromettere il risultato. Lui si proclama innocente, «perseguitato», ma secondo i magistrati di Napoli avrebbe contribuito, sin dagli anni '90, «a rafforzare vertici e attività» dei Casalesi, garantendo la continuità «tra imprenditoria mafiosa e amministrazioni pubbliche» e ricevendo in campio «puntuale sostegno elettorale». Lo scrive il gip Raffaele Piccirillo nell'ordinanza del novembre 2009 con la quale si chiede il suo arresto, richiesta poi respinta dalla Camera. Cosentino parla tra l'altro di «attacco preventivo, a orologeria, contro il cambiamento»: quell'ordinanza viene impugnata in Cassazione dai suoi legali, ma la Suprema Corte respinge il ricorso. Persa la candidatura a governatore, Cosentino continua a guidare con mano ferma il partito. Il 18 febbraio annuncia però a sorpresa le doppie dimissioni, da sottosegretario e coordinatore del Pdl campano, quando a Roma si decide di candidare un uomo dell'Udc alla presidenza della Provincia di Caserta. Fortemente legato a quel territorio vorrebbe scegliere un esponente del Pdl a lui vicino, ma deve arrendersi: il 19 febbraio le dimissioni dai due incarichi rientrano, dopo un colloquio con Berlusconi. Ora esce dal Governo, anche per dedicarsi - sono le sue parole di oggi - «a contrastare le manovre interne ed esterne poste in essere per fermare il cambiamento».
ultimo aggiornamento: 03/02/2012 - 23:31
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