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Margherita Agnelli: "Le trame per favorire John Elkann"

I verbali delle dichiarazioni resi al giudice dalla figlia dell'avvocato Gianni Agnelli, rivelano, le trame per favorire l'ascesa di John Elkann nell'accomandita di famiglia "Dicembre", la quale consente di controllare l'impero Fiat. Una

Margherita Agnelli: "Le trame per favorire John Elkann"

Un incontro avvenuto un mese dopo la morte dell'Avvocato Gianni Agnelli nello studio del notaio MoroneMargherita Agnelli, figlia di Gianni, viene messa spalle al muro dalla madre e dai fiduciari di suo padre, Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens. La Fiat, con una mossa a sorpresa avallata da donna Marella, passa a John Elkann. E alle recriminazioni di Margherita sull'eredità, Gabetti e Grande Stevens rispondono sdegnati: "Non sei degna di tuo padre". 

 

In lungo articolo "La Repubblica" rivela i particolari su quella circostanza messi a verbale da Margherita Agnelli, la quale rivela che tutti in famiglia  sapevano sin dal 1999 che John Elkann"sarebbe stato  l'amministratore della "Dicembre", ma niente era stato detto sulla suddivisione delle quote di partecipazione alla stessa": La  Dicembre società semplice”,  detiene il 33%, dell’“Accomandita Giovanni Agnelli & C. Sapaz”, cioè controlla quella gallina dalle uova d’oro che quest’anno ha consentito agli “eredi” - senza distinzioni tra bravi e sfaccendati – di spartirsi 24,1 milioni di euro (rispetto ai 18 milioni del 2011) su un utile di 52,4. “Dicembre” di fatto è la scatola di controllo dell'impero di famiglia, ed è dunque – proprio attraverso l’Accomandita - l'azionista di riferimento di Exor, la superholding del gruppo Fiat-Chrysler.


Margherita Agnelli ha raccontato ai magistrati la sua versione dei fatti affermando che prima dell’apertura del testamento dell’Avvocato, il 24 febbraio 2003, era stata chiara in una lunga telefonata con Gambetti sul fatto che lei non avrebbe firmato niente prima di conoscere l’esatta composizione del patrimonio si suo padre, ricevendo in cambio ampie assicurazioni. "ll 24 febbraio 2003 ci siamo trovati davanti al notaio Ettore Morone e a due suoi collaboratori che fungevano da testimoni, io, mia madre, mio figlio John, Gabetti e Franzo Grande Stevens, che era esecutore testamentario" racconta Margherita specificando che il notaio Morone cominciò "a passare l'olografo di mio padre per la sottoscrizione degli eredi, io e mia madre. A questo punto mi rivolse a Gabetti ribadendo quanto affermato nella telefonata che era intercorsa tra loro due". Gabetti confermò la telefonata e aggiunse: “sì lei non vuole firmare niente, ma questo comunque non ha importanza”. La figlia di Gianni Agnelli rivela che i problemi cominciarono a sorgere quando si parlò della quota detenuta dal padre nella società Dicembre "Io per logica immaginavo che il 25% nella Dicembre di mio padre doveva essere diviso tra me e mia madre” – racconta –“. Tuttavia Grande Stevens affermò che la quota dell'avvocato doveva essere divisa pariteticamente tra i soci in vita” . A questo punto Margherita chiese dei chiarimenti prima di firmare qualcosa, ma “Grande Stevens disse: “Signora, qui si rischia di mettere in difficoltà la stessa Fiat”. Con ciò cercando di costringermi a fare quello che in realtà io proprio non volevo. A questo punto io, con molta riluttanza firmai, firmai". 


Dopo la firma di Margherita la madre disse di voler donare a John la sua quota.  Con il che, John divenne azionista di maggioranza nella Dicembre. Margherita Agnelli  fa mettere a verbale  “ricordo di aver detto a mia madre: 'Ma che fai!'. Ma alla fine ho capito che era stato tutto già concertato".  Margherita cerca poi di opporsi alla decisione della madre e di firmare per consenso la donazione a John, ma arriva l'ira di Gabetti: "Mi disse - ricostruisce Margherita - che non ero degna di essere la figlia di mio padre, che non ne riconoscevo la volontà e che lui la riconosceva e che per questo lui firmava", mentre Franzo Grande Stevens alla richiesta di Margherita di voler vedere l'intero patrimonio del padre, butta sul tavolo alcuni fogli "con gesto poco cortese", dicendo: "questo è il resto". Da lì iniziarono le liti per l'eredità occulta dell'Avvocato

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