Gb, petizioni dal web: "Ripristiniamo la pena di morte"
LONDRA - Ripristino della pena di morte in Gran Bretagna? Alla vigilia dello scorso capodanno venne approvato dal Parlamento inglese una legge relativa alla possibilità di discutere in aula le petizioni via web che superassero le 100mila firme.
LONDRA - Ripristino della pena di morte in Gran Bretagna? Alla vigilia dello scorso capodanno venne approvato dal Parlamento inglese una legge relativa alla possibilità di discutere in aula le petizioni via web che superassero le 100mila firme. Ora le richieste sono visibili nel neonato sito epetitions.direct.gov.uk e se ne vedono di tutti i colori: prime tra tutte ci sono 40 richieste, su un totale di 170 petizioni, che chiedono il ripristino della pena di morte.
Sir George Young, leader della Camera dei Comuni che più di tutti ha promosso l'iniziativa, ha commentato: "La gente ha opinioni forti e non si fa un buon servizio alla democrazia se la ignoriamo o pretendiamo che le sue idee non esistano". Poi ha cercato di essere più rassicurante: "L'ultima volta che il tema del ripristino della pena capitale venne discusso, durante il dibattito per l'approvazione della Legge sui diritti umani del 1998, fu bocciato con 158 voti". Ma questa volta potrebbe andare diversamente: infatti numerosi esponenti conservatori hanno già annunciato che voterebbero a favore del reintegro della pena di morte nel paese. Oltre a questa petizione, sicuramente quella che fa più discutere, ce ne sono anche altre, come l'uscita dall'Unione Europea o dalla Corte Europea per i Diritti Umani.
Al tempo del via libera alle petizioni del web un parlamentare laburista, Paul Flynn, aveva commentato con grande capacità di previsione: "La blogosfera non è un'arena aperta ad un pubblico sensato. Ed è dominata da molti fanatici". Certo è che una reintroduzione della pena di morte in una paese come l'Inghilterra, simbolo della democrazia degli stati contemporanei occidentali, porterebbe probabilmente ad un deriva che potrebbe colpire anche gli altri stati continentali, e proprio ora che lo scontro sociale si sta facendo sempre più aspro.
La pena di morte potrebbe, ahi noi, diventare uno strumento micidiale in mano alla classe dirigente e corporativa di questi tempi, che potrebbe utilizzarla per sedare i bollenti spiriti delle classi medio-basse che, in un prossimissino futuro, dovranno fare i conti con crescenti tagli alla spesa sociale e varie "misure di austerità". Tutto questo perché il mondo è ormai dominato da una classe finanziaria senza terra né stato, che ora che vede il proprio gioco a rischio, le prova e le proverà tutte, statene certi, per restare aggrappata alle invisibili poltrone del potere globale, e perseguire la propria politica di potere.
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