Gentilini attacca Bossi e Maroni: "Facciamo ridere i sassi"
MILANO - Il vicesindaco di Treviso Giancarlo Gentilini sa sempre come attirare l'attenzione con le sue dichiarazioni.
MILANO - Il vicesindaco di Treviso Giancarlo Gentilini sa sempre come attirare l'attenzione con le sue dichiarazioni. Nel corso di un intervento a Radio Padania sul tema dell'immigrazione, non ha esitato ad attaccare nemmeno due esponenti del suo stesso partito. E che esponenti: Umberto Bossi e Roberto Maroni.
Movimento rivoluzionario - Secondo Gentilini, la Lega negli ultimi tempi ha perso il suo spirito rivoluzionario: "Il popolo si meraviglia di tanto buonismo. Noi siamo leghisti combattivi, quindi dobbiamo tornare ad essere un movimento rivoluzionario! Le sedie non ci interessano... a me interessa il popolo, stare in mezzo al popolo e rispondere al popolo. La nostra gente ha creduto in noi, ha votato noi e adesso si ritrova a veder girare per le strade questa gente senza arte né parte".
Paccottiglia di delinquenti - Secondo Gentilini, i migranti arrivati in Italia non meritano alcuna ospitalità e sbaglia il governo a concedere loro il permesso temporaneo: "Il popolo non capisce. Questi sono tutti clandestini e la battaglia della Lega è sempre stata 'fuori dalle balle i clandestini'. Invece la gente mi ferma e mi dice che non bastavano gli altri problemi, adesso cìè anche questa paccottiglia di delinquenti che rapinano strade intere, case dappertutto".
Bossi e Maroni - Per questo, secondo Gentilini, anche Bossi e Maroni hanno le proprie responsabilità: "Bossi ha detto fuori dalle balle e fuori dalle balle non va d'accordo con i permessi temporanei. Maroni, non continuare così! C'è troppo buonismo, troppa tolleranza, troppo permissivismo: la Lega non è questa qua, la Lega è una Lega di battaglia, quindi ci vogliono provvedimenti drastici ma risolutivi. La nostra gente non trova lavoro e noi apriamo le porte a questi pseudo profughi? Facciamo ridere i sassi! Sono tutti clandestini e i clandestini violano le leggi dello Stato quindi compiono un reato: non ho mai visto premiare chi compie un reato". Beato lui.
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