PARIGI - Mentre Cavendish sfrecciava sui Campi Elisi e conquistava la sua 5a tappa in questo Tour, ci sono apparsi davanti agli occhi questi 22 giorni di corsa. Ricorderemo questo Tour de France per il duello Contador-Andy Schleck, per il mancato ruolo da protagonista di Ivan Basso, il braccio fratturato di Evans, il fairplay e lo sceriffo Cancellara, il salto di catena, il ciclismo buonista e a tratti ipocrita, la maglia verde di Petacchi, il tour di troppo di Armstrong. E lo spettacolo appena mediocre offerto. Eppure la fine, l'arrivo, porta con se la naturale malinconia di un traguardo raggiunto e della strada che finisce e che porta inevitabilmente a guardarsi indietro, al viaggio compiuto. La fatica, i sacrifici e i momenti difficili restano dentro, mentre il silenzio portato dallo spegnimento dei riflettori da modo di guardarsi dentro. Non c'è più l'onda lunga dell'asfalto, e dopo più di 3400 km è tempo di bilanci. Alessandro Petacchi, secondo oggi, conquista la maglia verde; l'ultimo italiano a vincerla fu Bitossi nel 1968. La maglia a pois di miglior scalatore va a Charteau; mentre quella bianca di miglior giovane è di Andy Schleck, futuro ma già presente del Tour visto il suo secondo posto sul podio. Per Alberto Contador si tratta del terzo trionfo alla Grande Boucle, certamente il più sofferto per lo spagnolo che ha trionfato per soli 39" senza vincere una tappa e senza convincere a pieno; causa una condizione fisica ritardata e mai raggiunta a pieno. Per Alberto Contador questo 3° successo al Tour è stato un pò come il primo amore: è stato troppo breve, sa che avrebbe potuto fare meglio, e non lo scorderà mai.