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Greci e francesi alle urne, prove d'Europa. Futuro Ue ad un bivio

Urne aperte in Francia e Grecia. Si scelgono gli assetti nazionali delle due elezioni dell'eurozona. In Francia Hollande attende conferme per l'attuazione del piano di riforme. In Grecia, invece, si cerca una maggioranza in grado di agguantare saldamente il timone del Paese. Gli esiti, soprattutto quelli greci, sono sotto la lente di Ue, Usa e Cina.

Greci e francesi alle urne, prove d'Europa. Futuro Ue ad un bivio

BRUXELLES – Battuta d'arresto o andare avanti seppur con qualche affanno. Tra queste due ipotesi si spacca il futuro dell'Europa e degli Europei. Dalle urne francesi e greche uscirà il verdetto delle due nazioni impegnate oggi a decidere quale connotazione politica dare al proprio Paese per uscire dalla crisi. Per entrambi si tratta di un remake più o meno forzato delle elezioni dello scorso 6 maggio, quando i cugini d'oltralpe elessero François Hollande e quando sul Partenone scese la tempesta dell'impossibilità di formare una maggioranza di governo che potesse dare la scossa alle Grecia. Dal voto di oggi si scioglieranno i dubbi sull'Europa.

HOLLANDE, UN VOTO PER LE RIFORME – La Francia non è in crisi, almeno non come Italia, non come Spagna non come Grecia Irlanda e Portogallo. Ma la congiuntura economica rende incerto anche il panorama economico francese. Da Hollande, successore di Sarkozy, ci si attende una rottura dell'asse Parigi-Berlino (portato avanti da Sarkò), impregnato sulle politiche di austerity che stanno minando le fondamenta dell'Unione. Ma per presentarsi dinanzi alla cancelliera tedesca Angela Merkel il presidente della Repubblica Francese ha bisogno di un piano di riforme serio, possibile solo con una maggioranza netta all'assemblea nazionale. Nel secondo turno delle elezioni politiche si eleggeranno 541 deputati dell'Assemblea nazionale, la camera bassa del Parlamento. I socialisti sperano di conquistare la maggioranza assoluta, l'Ump, partito di Sarkozy, cerca di limitare i danni dopo una campagna elettorale disastrosa. E per l'estrema destra del Front National l'obiettivo è la storica conquista di un seggio in Parlamento. I sondaggi prospettano una maggioranza assoluta per il Partito socialista di Hollandeche potrebbe aggiudicarsi fra i 287 e i 325 seggi, con i Verdi fra 11 e 17 e il Fronte della sinistra fra gli 8 e i 10. L'UMP, il partito di Nicolas Sarkozy, avrebbe fra i 202 e i 263 seggi, mentre l'estrema destra del Fronte Nazionale si aggiudicherebbe tre seggi. Nessuna sorpresa quindi, dalle urne i francesi dovrebbero restituire solo conferme.

ATENE, SI SCEGLIE TRA EURO E DRACMA – La situazione in Grecia è un po' più complicata. In Grecia lo spettro della Dracma sta minacciando gli assetti nazionali e internazionali. “Alle elezioni di domenica in Grecia si sceglierà tra l’euro e la dracma". Con questo messaggio il leader conservatore di Nea Democratia aveva scelto di apostrofare l'importanza delle elezioni odierne sulla penisola ellenica. Più lanconico (è proprio il caso di dirlo) il leader di Syriza Alexis Tsipras, il partito della sinistra radicale: “La speranza scaccierà la paura” ha detto all'uscita della urne dove si era recato per votare. I due leader si contederanno lo scottante scettro del governo ellenico. Secondo i sondaggi entrambi si attesterebbero al 25%. E' caccia all'ultimo voto, soprattutto degli astenuti, più del 30 percento secondo le stime. Tra Tsipras e Samaras corre un abisso: entrambi sono europeisti il primo ha più volte annunciato di voler ritrattare gli impegni tra Grecia e Trojka, mentre il secondo no. La vittoria di Nea Democratia, scenario piu' gradito a livello europeo e internazionale, potrebbe portare ad una coalizione allargata ai socialisti del Pasok e forse a Dimar (sinistra democratica). Una coalizione che andrebbe avanti con il memorandum ma che cercherebbe di strappare a livello europeo nuovi provvedimenti per la crescita. Una vittoria di Syriza potrebbe rendere più difficile la formazione del governo, a meno che il suo leader Alexis Tsipras riesca a raggiungere un compromesso con i partiti pro-prestito internazionale. A sinistra di Tsipras, i comunisti del Kke dicono di voler entrare solo in un governo che faccia uscire la Grecia dall'euro, mentre Dimar chiede una revisione del prestito ma senza denunciare il memorandum. 

UE PRONTA ALLO TSUNAMI DRACMA - "E' molto importante che nelle elezioni il risultato sia la formazione di un governo che dica 'Ok, terremo fede agli accordi'', è il pressing di Angela Merkel, la cancelliera che tiene in scacco l'Europa e combatte Syriza, il partito della sinistra che potrebbe vincere le elezioni. E provocare la fine dell'eurozona, se manterrà fede al programma di rinegoziazione radicale delle condizioni di austerità per il secondo piano di aiuti.

Insomma, la questione è complessa. Il Progetto Europa è a rischio. Non solo per quello che ne concerno l'assetto monetario. Al di là delle dichiarazioni ufficiali, infatti, le barriere per lo tsunami economico, che si scatenerebbe con il ritorno alla dracma in Grecia, sono già state issate dai partner europei e da Usa e Cina. I danni saranno limitati al minimo.  Le economie potrebbero reggere l'urto, ma lo sfregio al progetto Europa, che incasserebbe la prima falla alla sua scocca, sarebbe gravissimo, imperdonabile e mortifero.  


 

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