MILANO, 27 MAGGIO - La storia dei Pesco in un pezzo del quartiere Niguarda, è uguale in ogni periferia della città. Mentre l’Aler va avanti al ritmo di uno sgombero al giorno, le case dei clan non vengono toccate, se non quando sono le forze dell’ordine a procedere a sequestri e arresti. Appena due giorni fa, in via Abbiati, a San Siro — uno dei pochi quartieri dove le occupazioni non sono gestite dalla criminalità organizzata — a essere sfrattata da un alloggio occupato abusivamente è stata una ragazza e la sua bambina di sei anni. La donna, che ha perso il marito in un incidente, era seguita dai servizi sociali. Il Comune le ha offerto un posto in una casa alloggio a Cremona anche se la donna ha a Milano un lavoro da 700 euro al mese e la figlia frequenta le scuole a San Siro. «Dal 2005 gli stabili di via Ciriè hanno un unico amministratore che ha fatto solo denunce generiche di spaccio — accusa da tempo Frediano Manzi, fondatore di Sos Racket e Usura, che con le sue denunce ha dato il via a diverse inchieste contro i clan nei quartieri — Della stessa società di amministratori di condomini è stata socia fino al 2006 la moglie, che è una funzionaria dell’Aler». Documentazioni che Manzi ha già portato in questura. Come l’ultima denuncia, ieri pomeriggio: un video di 50 minuti in cui una inquilina di Quarto Oggiaro racconta di un altro ispettore della Gefi — dopo quello arrestato pochi giorni fa — che chiede sesso per evitare sgomberi, d’accordo con alcune portinaie.