Infibulazione: violenza psico-fisica mai finita
L’infibulazione è una mutilazione genitale femminile, consiste nell’asportazione del clitoride, delle piccole labbra, di parte delle grandi labbra e nella cucitura parziale della vulva, parziale poiché deve permettere il passaggio dell’urina e del sangue mestruale.
L’infibulazione è una mutilazione genitale femminile, consiste nell’asportazione del clitoride, delle piccole labbra, di parte delle grandi labbra e nella cucitura parziale della vulva, parziale poiché deve permettere il passaggio dell’urina e del sangue mestruale.
Le origini di tale violenza si perdono nell’antico Egitto, tutt’ora viene praticata in Africa, nella penisola araba, nel sud-est asiatico e attraverso l’immigrazione nel resto del mondo, ossia le famiglie portano con sé la cultura del proprio Paese. È rintracciabile in molte popolazioni arabe anche se nel Corano non è contemplata, è legata alle società patriarcali.
Il desiderio di controllo sulla donna è plateale e barbaro, la sua sessualità viene completamente repressa. E questo controllo non è un’onta per la famiglia, al contrario, è essenziale per l’onore familiare: le mutilazioni sono il mezzo col quale le donne vengono accettate nella società in cui vivono. Le femmine così sono pure e le famiglie impeccabili.
L’infibulazione non permette rapporti sessuali, né masturbazione. Per il matrimonio e la procreazione, la donna è sottoposta alla defibulazione, ossia si riapre la vulva. Dopo il parto, quella parte del corpo viene nuovamente cucita.
Si tratta nell’immediato di una tortura - la si effettua con coltelli, lame di rasoi, persino forbici o pezzi di vetro, senza anestesia - con rischio di emorragie e infezioni. Si priva per sempre il piacere sessuale a una donna e la si condanna a difficoltà nei rapporti intimi. Le conseguenze di tale brutalità si protraggono nel tempo, causando infezioni e cistiti e anche il parto ne è influenzato: diviene pericoloso per la madre e il nascituro.
Amnesty International stima che nel mondo siano 135 milioni le donne mutilate.
L’infibulazione viene praticata in età differenti, spesso sulle bimbe sotto i 10 anni. A determinare l’età è la tradizione di un Paese: in Nigeria sulle neonate, in Somalia sulle bambine, in Uganda sulle adolescenti.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha istituito la Giornata contro le Mutilazioni Femminili, celebrata il 6 febbraio.
Con la legge n. 7 del 2006 anche l’Italia ha bandito nero su bianco tali pratiche, ma Liliana Ocmin spiega che "l'Italia è oggi la nazione europea che, per la particolare tipologia di flussi migratori, risulta il Paese con il più alto numero di donne infibulate."
Per contrastare la feroce usanza e aiutare le bambine e le donne, dal 2009 esiste un numero verde - gratuito - a cui segnalare notizie di reato o chiedere informazioni: 800 300 588.
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