Islanda: il popolo di nuovo in piazza. Il governo trema
REYKJAVIK - Dopo un periodo di relativa calma, il popolo islandese torna a farsi sentire: giovani e anziani, uomini e donne, studenti e lavoratori, disoccupat e pensionati sono di nuovo tutti in piazza per dire "No" al pagamento dei debiti nei confronti di Olanda e Gran Bretagna.
REYKJAVIK - Dopo un periodo di relativa calma, il popolo islandese torna a farsi sentire: giovani e anziani, uomini e donne, studenti e lavoratori, disoccupat e pensionati sono di nuovo tutti in piazza per dire "No" al pagamento dei debiti nei confronti di Olanda e Gran Bretagna. Il primo ministro Johanna Sigurdardottir sta tentando di convincere il Parlamento che non è più il caso di rimandare il pagamento del debito oppure, peggio ancora, cancellarlo unilateralmente.
MANIFESTAZIONI - Il problema, per i creditori e anche per il governo ed il parlamento di Reykjavik è che gli islandesi non ci stanno a pagare di tasca loro per gli errori fatti da pochi banchieri. La gente scesa in piazza lo dice apertamente: "Abbiamo già mandato a Casa un governo e un parlamento. Faremo lo stesso con loro". Ormai per gli islandesi la parola "rivoluzione" non è più un tabù. Manifestare per i propri diritti e per le proprie idee è diventata una cosa normale. Forse lo era anche prima, ma adesso nessuno ha timore di scendere in piazza battendo su pentole, bidoni e pali della luce per far sentire a chi comanda il proprio dissenso. Una lezione di tenacia e soprattutto di nonviolenza che dovrebbe essere studiata e replicata in molte altre parti d'Europa, dove il default vissuto dall'Islanda nel 2008 è sempre più vicino.
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