PESCARA – La baby gang dopo le rapine si metteva in posa, per i selfie. Con la pistola in pugno. Poi quelle immagini i componenti della banda le pubblicavano su Facebbok. E grazie anche al clamore suscitato da quelle foto online, oggi sei dei giovani malviventi sono stati arrestati e altri quattro denunciati, al termine di un’operazione di polizia dalla squadra mobile di Pescara. Il più piccolo non ha ancora compiuto 15 anni, il più “anziano” di anni ne ha 24. 

A tutti sono contestati i reati di rapina aggravata e di lesioni volontarie. Alcuni sono accusati di aver fracassato la mandibola di un diciannovenne di Pescara, altri di aver mandato in ospedale in prognosi riservata un ventiquattrenne. Altri ancora facevano parte di un “commando” che agiva sempre con la stessa tecnica: con una scusa avvicinava minorenni che venivano condotti in zone isolate della città e lì abbandonati dopo esser stati malmenati e rapinati. 

“E’ inquietante il denominatore comune dei violenti pestaggi – spiega il capo della mobile Pierfrancesco Muriana – si tratta del knock-out game, un “gioco” dove l’aggressore sceglie a caso la sua vittima tra una qualsiasi delle inconsapevoli persone presenti in un determinato luogo pubblico e prova ad atterrarla colpendola con un solo violentissimo pugno per poi allontanarsi in tutta fretta. L’eventuale reazione della vittima o dei suoi amici, nella logica di questa pratica criminale, sarà scongiurata dagli appartenenti al gruppo dell’aggressore, che, numerosi e a loro volta violenti, scoraggeranno qualsiasi tentativo di rivalsa, colpendo e fuggendo a loro volta”. 

Nelle “folli” notti della movida pescarese c’era però anche chi le mani le menava sì, ma per un altro motivo, le rapine. “Si tratta di una baby gang – continua Muriana – specializzata anche nel rapinare giovanissimi, non ancora maggiorenni, avvicinati con l’inganno, convinti con un pretesto a salire in macchina, condotti, di notte, in località isolate dove inascoltata è ogni richiesta di aiuto, minacciati, picchiati selvaggiamente, depredati dei loro averi ed abbandonati lì, soli e spaventati. E l’umiliazione e le sofferenze inferte alla vittima venivano anche filmate con il telefonino”.


fonte: La Repubblica