Si tratta della protesta organizzata dal sindacato intercategoriale Si Cobas, dopo che nei giorni scorsi una trentina di lavoratori immigrati della cooperativa San Martino, che fornisce servizi all’interno del deposito piacentino di Ikea, erano stati sospesi dal servizio e accusati di diverse inadempienze lavorative.

Lo stabilimento dell’Ikea resterà chiuso per oggi. Al momento nessun manifestante è stato portato in Questura, ma la polizia sta verificando come procedere in termini di denunce. Anche ieri si era svolto un picchetto in difesa dei facchini, ma senza scontri. Stamane alle 10 la protesta si è sciolta e ora la zona antistante i cancelli chiusi dell’azienda è deserta.


“Ci colpiscono perché siamo dei Si Cobas, non per ragioni reali”, accusano gli operai sospesi dalla Coop San Martino per aver bloccato il lavoro all’interno del deposito Ikea di Le Mose e che presidiano i cancelli della struttura alla periferia di Piacenza. I colpiti dal provvedimento sono 33 (sei italiani e il resto provenienti da Albania, Marocco, Algeria, Macedonia, Tunisia, Romania, Filippine, Brasile, Senegal e Nigeria), ma la protesta coinvolge oltre un centinaio di persone tra cui – per solidarietà – operai della Granarolo di Bologna e giovani dei collettivi bolognesi Cua e Hobo.

Giovanni Paglia, deputato di Sel, ritiene che quaanto accaduto a Piacenza “accende i riflettori, ancora una volta, sulle precarie condizioni di lavoro nel comparto della logistica e del facchinaggio. Sel stigmatizza ogni forma di violenza da qualunque parte essa provenga – prosegue Paglia – ma ci tiene a sottolineare la perdita delle originarie finalità sociali di troppe realtà della cooperazione; in questo quadro, e benché non sempre in sintonie con le modalita’ di lotta tenute dal Si Cobas, chiediamo alla cooperativa S.Martino di rivedere la decisione di sospensione dei dipendenti iscritti a tale sindacato perché tale provvedimento appare chiaramente come una ritorsione e riteniamo che non sia accettabile che imprenditori o presidenti di cooperative si scelgano soggetti sindacali a proprio piacimento”.


fonte: La Repubblica