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Lavoro, dicotomia dell'Io

In risposta e in completamento all’articolo comparso su ACTA della sign.

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In risposta e in completamento all’articolo comparso su ACTA della sign.ra Anna Soru, che ha amabilmente citato, tra altre note testate, il nostro giornale. Il mondo del lavoro,oggi, diventa sempre più frenetico, complesso, spietato. Frenetico perché la varietà di compiti e di mansioni che si richiede a un lavoratore, portano lo stesso a non avere più una specificità, ma a dover saper fare tutto. l’indebolimento dei contratti, la crisi economica e l’avanzare della mentalità basata sul mero profitto esente dalla pietas di un rapporto umano, alienano sempre più la persona, e dividono la sua unità in due. Da una parte l’uomo, dall’altra lavoratore, col pericolo di una personalità debole, schizofrenica, in cui l’Io psichico “abdica” a seconda dei momenti, delle difficoltà e delle circostanze. Questo è il profilo d’uomo che si rischia di creare con l’odierna impostazione del mondo del lavoro. I sindacati dovrebbero uscire dal loro imborghesimento e tornare nelle postazioni di lavoro, i datori di lavoro dovrebbero tornare a comportarsi da “buoni padri di famiglia” come esplicitamente indicato nei nostri umanissimi codici. I lavoratori devono tornare ad amare il lavoro. Non il proprio, ma Il Lavoro. Il lavoro in senso filosofico, ideologico, universale.

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