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Liberalizzazioni, Monti va alla guerra

Mercoledì 18 gennaio, in questo Paese di liberi e liberalizzandi ormai non passa giorno senza che vi siano scioperi e manifestazioni più o meno condivisibili, ma con un quasi unico denominatore comune: la scarsa propensione alla dichiarazione.

Mercoledì 18 gennaio, in questo Paese di liberi e liberalizzandi ormai non passa giorno senza che vi siano scioperi e manifestazioni più o meno condivisibili, ma con un quasi unico denominatore comune: la scarsa propensione alla dichiarazione.

 

Questi avvenimenti dovranno portare Monti a convincersi di non essere, come un altro già pensava, l'unto del Signore e capire come fosse illusorio pensare di poter fare ciò che vuole e pretendere che tutti l'accettino supini.

 

Forse il Premier è stato indotto in errore dal messaggio del Capo dello Stato tutto rivolto affinché gli Italiani si convincessero di far tutti la propria parte, peccato che da noi si usi dichiararsi sempre pronti all'azione, salvo attendere che sia qualcun altro a fare la prima mossa e mostrare "alto senso di responsabilità".

 

Peccato che nessuno abbia voglia di essere questo "qualcuno" e anche chi dovrebbe dare l'esempio (i politici?) si dimostri abilissimo nel difendere il proprio status quo e sgusciante quando gli si chiede di assumersi le sue responsabilità; guarda caso, da quando le liberalizzazioni son state evocate, non si parla più dello stipendio e degli immeritati privilegi della nostra casta vessatoria, e anche il segugio più virulento (Libero) ha spostato le proprie zanne altrove.

 

Intanto le agenzie di rating, che non sono Vangelo ma alle quali stupidamente si dà agio, compiono l'ennesima genuflessione al servizio degli speculatori loro padroni e mandano l'Europa in serie B.

 

Riusciremo ora a svegliarci e remare tutti insieme verso la giusta direzione?

Intanto, dalle pagine del corriere.it, gustiamoci un'altra puntata della "monteide" e adoremus...

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