Londra 2012, lanciata una bottiglia sulla pista prima dei 100mt
Ashley Gill, 34 anni padre di due figli, ubriaco, pochi istanti prima della partenza dei 100 metri uomo, ha lanciato una bottiglia di birra sulla pista di atletica. Subito arrestato
Pochi attimi alla partenza, un silenzio irreale nello stadio, da parte degli spettatori che trattengono quasi il fiato insieme agli atleti. Ma, ieri, alla finale dei 100 metri maschili alle Olimpiadi di Londra, una bottiglietta vuota, probabilmente di birra ha fatto l’apparizione sulla pista di atletica. L’oggetto, dopo un volo di pochi metri e senza colpire nessuno, è finito subito dietro alla corsia numero 5, a pochi metri dal blocco di partenza dove era appoggiato Yohan Blake. Quest’ultimo, in una dichiarazione ha chiarito di non aver visto nulla. L’autore del lancio, di nome Ashley Gill, 34 anni, padre di due figli, di South Milford, nel Leeds, è stato subito arrestato dalla polizia londinese. La sua repentina identificazione è avvenuta grazie anche all’aiuto una judoka olandese, Edith Bosch, proprio accanto a lui durante il gesto. La reazione della donna è stata spietata. Medaglia di bronzo nei 70 chilogrammi della sua disciplina, la ragazza lo ha colpito con una mano tesa sulla schiena, lasciando l’uomo senza fiato. Subito dopo, è stata lei ad attrarre l’attenzione delle forze dell’ordine che, tempestivamente, si sono precipitate su Blake, in quel momento stordito, forse dalla botta o forse perché ubriaco. La seconda ipotesi è stata confermata dalla stessa Gill, che in un messaggio su Twitter ha poi commentato «Uno spettatore ubriaco ha buttato una bottiglia in pista! L’ho picchiato…Incredibile! Pazzo senza rispetto!». Di niente si è accorto invece il vincitore della gara, Usain Bolt, medaglia d’oro per lui, che ha dichiarato di essere stato così concentrato da escludere tutto il resto. L’episodio getta alcuni dubbi sulle condizioni di sicurezza della manifestazione, garantite da Scotland Yard. Ma più che sottolineare le mancanze della polizia londinese, pervade lo sconforto in cui viene gettata l’intera manifestazione dei Giochi Olimpici, soprattutto durante un momento così “sacro” come la finale dei 100 metri maschili. L’augurio è che accadimenti di questo genere non si possano più ripetere per non trasformare gli spalti di una gara di atletica in una curva da stadio di calcio, soprattutto di casa nostra, in cui casi di violenza e teppismo del tutto gratuiti sono all’ordine del giorno.

