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Lotta alle ecomafie: il fallimento del Sistri

 ROMA - Per combattere le cosiddette ecomafie, il governo aveva pensato bene di introdurre il Sistri (Sistema informatizzato di tracciabilità dei rifiuti): un'idea sicuramente apprezzabile, che avrebbe svolto una funzione decisiva nei confronti di quei criminali che riescono a trarre grossi profitti dallo smaltimento dei rifiuti.

Lotta alle ecomafie: il fallimento del Sistri

 

ROMA - Per combattere le cosiddette ecomafie, il governo aveva pensato bene di introdurre il Sistri (Sistema informatizzato di tracciabilità dei rifiuti): un'idea sicuramente apprezzabile, che avrebbe svolto una funzione decisiva nei confronti di quei criminali che riescono a trarre grossi profitti dallo smaltimento dei rifiuti. Purtroppo, però, nonostante il Sistri non sia ancora entrato davvero in funzione, i problemi legati alla sua attuazione sono molteplici. Dopo essere addirittura cancellato dalla recente manovra economica di Tremonti, nei giorni scorsi è avvenuta la sua "resurrezione" grazie all'insistenza di Stefania Prestigiacomo, ministro dell'Ambiente. La stessa Prestigiacomo aveva definito la cancellazione del Sistri "un regalo alle ecomafie": un vero e proprio paradosso per un sistema inventato appositamente per combattere questo tipo di organizzazioni.

 

SEGRETO DI STATO - A gettare ulteriori dubbi sulla funzionalità del Sistri è stata la decisione di apporre il segreto di stato sull'assegnazione dell'appalto alla Selx Service Management, una società del gruppo Finmeccanica. Su questa decisione è stata avviata addirittura un'inchiesta dalla procura di Napoli, che proprio non riesce a spiegarsi come mai un sistema "moderno" come il Sistri non sia riuscito a evitare comportamenti illeciti e anzi, potrebbe essere diventato a sua volta oggetto di affari criminosi. La cosiddetta Commissione Ecomafia (commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti) si sta occupando con molta attenzione delle vicissitudini del Sistri, ma alcuni elementi proprio non quadrano. Secondo Alessandro Bratti, deputato del XXX e membro della commissione, non è chiaro, ad esempio, il perchè del fatto che il Sistri continui a cambiare forma: "Se questo era uno strumento per contrastare la criminalità mi sembra che difficilmente realizzerà il suo obiettivo - ha spiegato Bratti - Se invece era uno strumento per agevolare le imprese, con il passaggio dal cartaceo all'informatizzazione, questo doveva essere fatto in collaborazione con le imprese stesse e quindi non essere gestito dai carabinieri". Un altro elemento che preoccupa è l'inchiesta di Napoli. E qui ritorna in ballo il segreto di stato: questo doveva servire per impedire che la malavita potesse conoscere troppi dettagli e quindi rovesciare il sistema a proprio favore. Il problema è che con l'apposizione del segreto di stato, è venuta meno la necessità di istituire delle regolari gare d'appalto: l'assegnazione alla Selex è avvenuta in maniera diretta, senza comparare il sistema con altri già operativi e molto più economici. E' il caso del sistema Uirnet (), che traccia i flussi del trasporto commerciale su strada. Uirnet costa all'incirca 20 milioni di euro, Sistri almeno 3 volte di più: dov'è la convenienza? Per questo motivo c'è grande attesa per capire dove porterà l'inchiesta napoletana. Se, infatti, l'assegnazione dell'appalto dovesse risultare scorretta, ci sarebbero una serie di ricorsi che metterebbero in seria difficoltà le casse dello Stato, visto che ogni azienda potrebbe fare ricorso per riavere indietro i suoi soldi.

 

FLOP - Come se non bastassero tutti questi guai, il Sistri ha già dimostrato di non essere proprio "fortunato": lo scorso maggio c'è stata la prova generale del funzionamento del sistema, che però si è rivelata un vero e proprio fallimento. A causa del sovraccarico di dati e dell'inserimento errato di questi ultimi, il primo click day è stato un disastro: call center occupato, chiavette usb illegibili e crack del sistema. Insomma, fare peggio era veramente impossibile. Il nuovo appuntamento, è per il 15 dicembre. Andrà tutto liscio o ci saranno altri problemi? E se intanto da Napoli dichiarassero le procedure di assegnazione dell'appalto illegali, cosa succederebbe? Sono domande a cui ora come ora è difficile dare una risposta, ma che fanno capire come, troppo spesso, in Italia le cose vengano fatte in maniera forse troppo superficiale. Le ecomafie però ringraziano.

 

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