Maltempo: Genova, ecco i colpevoli della tragedia
Fingiamo di non sapere che parte della comunità scientifica italiana segnala continuamente problemi di compatibilità fra urbanizzazione e territorio.
Fingiamo di non sapere che parte della comunità scientifica italiana segnala continuamente problemi di compatibilità fra urbanizzazione e territorio. Fingiamo pure di non essere mai stati allertati dei possibili pericoli correlati ai cambiamenti climatici. Immaginiamo ora di essere un contadino ligure dell'ottocento che teme e rispetta la natura. Probabilmente il nostro buon senso ci avrebbe avvertiti riguardo agli effetti collaterali della cementificazione dell'alveo di un torrente. Tant'è vero che buona parte degli anziani genovesi viveva con sdegno la profanazione del Bisagno. Uso questo termine "profanazione" non a caso; ormai infatti, abbacinata dai bagliori del progresso, la nostra società ha smarrito ogni legame con la propria tradizione, ogni legame con la natura. Viviamo cioè scevri dal territorio e abbiamo disimparato a rispettarlo e a prendercene cura. Il mio non vuole essere un de profundis sulla terra malata, perché il nostro pianeta può benissimo fare a meno dell'umanità, ma è l'umanità a non poter fare a meno del pianeta. Non siamo altro che una delle tante specie animali che popolano il globo e non possiamo deturpare la natura a nostro piacimento. Lo capirebbe anche un bambino. E dato che i nostri governanti lo sanno, per non peccare di incoerenza, nei loro piani di governo del territorio dovrebbero specificare quante morti sono previste per ciascuno degli edifici di cui autorizzano la costruzione.
COLPEVOLI - I segnali ci sono stati per prevenire l'emergenza, si potevano evacuare le zone critiche e rendere inagibili palazzi e strade. Certo, non sarebbe stata una mossa né redditizia, né popolare per il comune, ma avrebbe evitato la morte di quelle persone. Dove non hanno la possibilità di lucrare gli amministratori pubblici non intervengono. Ma puntualmente sono molto solerti quando si tratta di sgomberare le zone limitrofe ai palazzi del potere o ai cantieri di opere pubbliche. Pensiamo al G8 di Genova, alle recenti manifestazioni di Roma, al cantiere del TAV e a tanti altri episodi, in cui si sono sperperati i quattrini dei contribuenti per evitare che il popolo esercitasse la democrazia. Eppure zone rosse, presidi militari, enormi dispiegamenti di forze dell'(dis)ordine non hanno sortito l'effetto desiderato: azzittire, intimorire e dissipare gli zelanti partigiani della democrazia. Forse sono una minoranza in questa italietta, ma fortunatamente non hanno rinunciato a portare avanti le loro istanze. Come per esempio l'esercizio del diritto costituzionale di libera manifestazione delle proprie idee. Oggigiorno sostenere pubblicamente i principi egualitari della costituzione è diventato sovversivo! A questo punto non ci resta che individuare i colpevoli di quella che può essere considerata a tutti gli effetti una strage di Stato. Ovviamente non possiamo che guardare ai piani alti della pubblica amministrazione, dal comune alla provincia, dalla regione al governo. Per loro in uno Stato egualitario si prefigurerebbero reati come omicidio e danneggiamento; chi ha ricoperto di cemento l'alveo del Bisagno poteva benissimo immaginare che il rio prima o poi si sarebbe riappropriato del maltolto. Se gli amministratori fossero denunciati soventemente per i loro misfatti, non azzarderebbero politiche così liberali nei confronti delle cricche di costruttori e altrettanto illiberali però, nei confronti dei cittadini condannati a perire per l'inadeguatezza e la negligenza di chi li governa. L'inettitudine al comando provoca disastri!
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