Marea nera, Bp ha ignorato rischi trivellazioni
La British Petroleum è responsabile dell'esplosione della piattaforma Deepwater Horizon, del 20 aprile scorso.
La British Petroleum è responsabile dell'esplosione della piattaforma Deepwater Horizon, del 20 aprile scorso. Le rivelazioni arrivano per voce di uno dei sopravvissuti all'esplosione, che però resta coperto da anonimato. Immediatamente dopo l'esplosione i sopravvissuti sono stati trasportati, invece che a terra dove li aspettavano i rispettivi familiari, su un'altra piattaforma vicina, dove sono stati sottoposti a somministrazione di droghe, e dove, dopo essere stati interrogati dagli avvocati della Bp e dalla Guardia Costiera, sono stati costretti a firmare un documento in cui riconoscevano di non essere stati "danneggiati" dagli effetti dell'esplosione. Durante il processo intentato dai familiari delle vittime contro la Bp, si è venuto a sapere che le trivellazioni operate dalla multinazionale britannica erano giunte fino alla profondità di 25mila piedi sotto il fondo del mare, ben oltre i 20mila permessi. La Bp ha negato che si potesse prevedere l'esplosione, ma si sa invece che le trivellazioni si sono spinte oltre la quota di profondità consentita ed è molto probabile che questo abbia causato l'esplosione, e la morte di numerosi lavoratori. Il tutto naturalmente spinto dall'ottica del profitto come unico obiettivo. Si sa anche che, nonostante le dichiarazioni del presidente Obama, che negava la possibilità di operare nuove trivellazioni nella zona, le autorità federali hanno concesso, dal 20 aprile scorso, almeno altri 17 permessi di trivellazioni, molti dei quali per lavori simili a quelli che effettuava la Horizon prima dell'esplosione.
-
Ultimi articoli
-
Articoli più visti


