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Marte, Curiosity polverizza la prima roccia col raggio laser

A due settimane dallo spettacolare e rocambolesco “atterraggio” sul Pianeta Rosso, il rover Curiosity comincia a fare sul serio. Colpita ed analizzata la prima roccia.

Marte, Curiosity polverizza la prima roccia col raggio laser

Il raggio laser polverizzante del rover-laboratorio Mars Science Laboratory (MSL), giunto 15 giorni fa su Marte ed affettuosamente chiamato Curiosity in onore della curiosità umana, ha “mietuto” la prima vittima per un'approfondita analisi spettrografica. Si tratta di un piccolo ciottolo di basalto e ferro - denominato ROCK N 165 dagli scienziati della NASA - che è stato perforato dallo strumento laser collegato alla cosiddetta ChemCam, in grado di catturare ed analizzare le informazioni del plasma ionizzato ed incandescente provocato dal raggio. La roccia è stata colpita in 10 secondi da 30 impulsi laser da oltre un milione di watt di potenza (picco in 5 miliardesimi di secondo), che hanno provocato un foro di circa 8 millimetri. “Abbiamo impiegato otto anni per realizzare questa strumentazione – ha sottolineato con entusiasmo Roger Wiens del Los Alamos National Laboratory, a capo del progetto ChemCam -, siamo eccitati dai primi risultati ottenuti ma dobbiamo lavorare sodo. E' il momento di riscuotere la paga!”. Gli fa eco il dottor Sylvestre Maurice, ChemCam Deputy Project Scientist presso l'Institut de Recherche en Astrophysique et Planetologie (IRAP) di Tolosa (Francia): “E' sorprendente che i dati siano persino migliori di quelli ottenuti durante le prove sulla Terra, parlando del rapporto segnale-rumore. Nei prossimi due anni è possibile aspettarsi risultati straordinari in campo scientifico grazie a questa eccezionale strumentazione”. La tecnica utilizzata dalla ChemCam di Curiosity, chiamata laser-induced breakdown spectroscopy (spettroscopia di rottura indotta da laser), viene utilizzata per determinare la composizione di bersagli in ambienti estremi - come all'interno dei reattori nucleari o negli abissi marini – ed è la prima volta che viene applicata per l'esplorazione interplanetaria. Pur trattandosi di un semplice foro procurato ad una roccia per analisi spettrografica, si tratta di un grandissimo passo avanti nell'esplorazione spaziale grazie alla qualità ed alla quantità di dati ottenuti. “Ne valeva davvero la pena”, ha chiosato il dottor Maurice ai margini di una conferenza.

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