Milano: caccia aperta in Via Neera, polizia assedia case popolari
Mattina da delirio quella di giovedì 19 luglio 2012 in Via Neera, quartiere Stadera. Le forze dell’ordine si sono presentate per rendere esecutivo lo sfratto nelle case popolari della via, case di fatto abitate da anni da famiglie sudamericane che le hanno occupate illegalmente per evitare la vita di strada e mettere un tetto sulla testa dei propri figli.
Era il 19 luglio, giovedì mattina, Via Neera Milano, le forze dell'ordine in piena tenuta antisommossa si sono presentate per rendere effettivo uno sfratto annunciato da tempo, nelle case popolari della via, case occupate illegalmente? Si, abitazioni che di fatto erano state abbandonate, inserite all'interno di un piano di riqualificazione urbana, una palazzina che era stata svuotata e poi per lungaggini burocratiche abbandonata, con il tempo le famiglie, in particolar modo di origine sudamericana, hanno iniziato ad entrarvi per dare un tetto ai loro figli durante l'inverno.
Premesso che non erano dotate neanche del minimo indispensabile per norme igieniche, niente acqua e niente corrente elettrica, niente gas ne riscaldamento, il comune e l'Aler (Azienda Lombarda Edilizia Residenziale ) erano a conoscenza delle occupazioni in corso e per anni non è stato fatto nulla, fino a giovedì mattina.
Un mezzo blindato, tre camionette, coadiuvate da pattuglie della locale che hanno bloccato la via, decine di agenti in borghese, ispettori Aler ed energumeni della famigerata ditta che esegue gli sgomberi. Dei servizi sociali neanche l'ombra. Di soluzioni alternative nemmeno. Unica prospettiva lo sgombero, poi si vedrà.
Dichiarata la palazzina non agibile e avvisate dell’imminente sfratto, alcune famiglie hanno lasciato spontaneamente le loro case. Alcune no.
Le famiglie che non se ne sono andate hanno deciso di resistere ed hanno cercato di opporsi allo sgombero difendendo di fatto quelle che erano le loro case e tutti insieme: donne, uomini e bambini e con loro alcuni giovani dei centri sociali sensibili al tema della case, esponenti dei diversi comitati per il diritto alla casa, alcuni sindacalisti del sicet, la resistenza degli abitanti ha impedito più volte agli agenti di entrare nei cortili. Dopo che comune e forze dell'ordine avevano millantato una trattativa per trovare soluzioni alternative sono arrivati i rinforzi, ed è partita la prima carica della polizia che ha travolto le donne e i bambini che presidiavano il cancello per difendere il proprio diritto all'abitare. Una volta riusciti ad entrare nei cortili è partita la caccia alle persone, indiscriminata, agenti con manganelli e bastoni alla mano. Una volta rotto il cordone a protezione delle case, le forze dell’ordine sono entrate nella palazzina e da sotto le abitazioni le persone presenti hanno raccontato di donne che urlavano e di bambini che piangevano.
Nel sito di Unione Sindacale di Base si legge " Allontanata una parte del presidio gli agenti hanno poi bloccato gli accessi alle palazzine, dividendo le famiglie ed impedendogli di recuperare gli effetti personali dalle proprie case. Poi parte lo "sgombero": mobili, vestiti, elettrodomestici... tutto buttato giù dalle finestre, distrutto e gettato direttamente nei cassonetti!"
Mentre il Corriere della Sera afferma "Alcune cariche della polizia, intorno alle 11.30 hanno forzato il picchetto, permettendo agli agenti l'ingresso al cortile, prima che un consistente lancio di oggetti dalle finestre degli appartamenti piovesse sugli scudi levati a protezione".
Di fatto, una volta rotto il cordone di protezione di chi difendeva il proprio diritto ad avere una casa, le forze dell'ordine hanno blindato la palazzina, sgombrato il palazzo si cerca di trovare le soluzioni? Una parte delle famiglie è stata inserita nelle liste di assegnazione degli alloggi dell'Aler, altri forse andranno al centro di accoglienza della Protezione Civile, molti altri non rientrano nelle competenze dell'amministrazione perché non sono residenti a Milano.

