Morte Giorgiana Masi: 34 anni dopo, nessun colpevole (VIDEO)
ROMA - Erano circa le 20 del 12 maggio 1977, quando la studentessa romana Giorgiana Masi venne raggiunta da un proiettile mentre si trovava con il fidanzato Gianfranco Papini in piazza Giuseppe Gioacchino Belli.
ROMA - Erano circa le 20 del 12 maggio 1977, quando la studentessa romana Giorgiana Masi venne raggiunta da un proiettile mentre si trovava con il fidanzato Gianfranco Papini in piazza Giuseppe Gioacchino Belli.
Scontri - In quel periodo Roma, come molte altre città italiane, era scossa dagli scontri tra fazioni di destra e di sinistra, ma frequenti erano anche i tafferugli con le forze dell'ordine. Il 12 maggio nella capitale era in programma una manifestazione del Partito Radicale: si dovevano raccogliere firme per dei referendum e festeggiare i tre anni della vittoria nel referendum sul divorzio. Nel Lazio erano vietate manifestazioni e per evitare possibili scontri, vennero impiegati quasi 5000 agenti in assetto antisommossa, aiutati da numerosi agenti in borghese. Da foto e filmati (come quello che vi proponiamo in basso) di quel tragico pomeriggio si dimostrò che sia gli agenti in divisa che quelli in borghese erano armati ed esplosero diversi colpi di arma da fuoco.
Indagini - La pallottola che colpì Giorgiana Masi fu esplosa dal Ponte Garibaldi. Furono feriti anche l'agente Francesco Ruggeri (verso le 19) e Elena Ascione (dopo le 20). La sorte volle che venissero feriti in maniera lieve, mentre per Giorgiana Masi, la ferita all'addome fu fatale. Nonostante la gravità del fatto e l'indignazione dell'opinione pubblica, le indagini relative a questo omicidio si risolsero come molti altri casi "all'italiana": senza copevoli a causa "dell'immpossibilità di procedere poichè rimasti ingoti i responsabili del reato".
Cossiga - Nel corso degli anni furono molte le proposte di riapertura delle indagini e di istituzione di un'apposita commissione d'inchiesta: l'ultima è datata 2008 ed è stata depositata in Parlamento dalla senatrice radicale Donatella Poretti, rimasta colpita dalle dichiarazioni di Francesco Cossiga sull'argomento. L'ex Capo dello Stato, il giorno in cui Giorgiana Masi fu uccisa, ricopriva il ruolo di ministro dell'Interno. Nel 2003 dichiarò: "Non li ho mai detti alle autorità giudiziarie e non li dirò mai i dubbi che un magistrato e funzionari di polizia mi insinuarono sulla morte di Giorgiana Masi: se avessi preso per buono ciò che mi avevano detto sarebbe stata una cosa tragica". Nel 2005 aggiunse di essere una delle cinque persone a conoscenza de nome dell'assassino. Nel 2008 completò l'opera sostenendo la legittimità dell'uso della violenza nei confronti dei manifestanti. Lo scorso 17 agosto, Cossiga è deceduto portando con sè i suoi segreti e condannando ancora una volta Giorgiana Masi e i suoi familiari a non avere giustizia per una morte così assurda.
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