Navfor: le forze d'attacco UE bombardano basi pirata in Somalia
L'Unione Europea per la prima volta dall'inizio della missione Atalanta nel Corno d'Africa ha attaccato le basi dei pirati sulla costa somala con un bombardamento aereo.Lo ha reso noto il comando militare secondo il quale l'operazione è stata conclusa senza feriti nella popolazione locale.
15 maggio 2012 : data che per certo entrerà nella storia perché è la prima volta che la forza d'attacco dell'UE, la NAVFOR, ha condotto e portato a termine una missione attaccando le basi dei pirati sulla costa somala. In accordo con il Governo transitorio secondo la risoluzione n°1851 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, non ci sono stati feriti ed il capo della diplomazia europea Catherine Ashton ha accolto con "soddisfazione" l'esito dell'operazione "Quest'attacco aumenterà la pressione sui pirati - ha dichiarato - e servirà ad ostacolare le operazioni di assalto ad imbarcazioni ed equipaggi in mare".
L'operazione "Atalanta" ha anche il pieno sostegno del governo federale di transizione della Somalia, l'azione è stata mirata e precisa, e mentre è in corso la valutazione, dalle forze di sorveglianza a terra indicano che non ci sono feriti fra i somali a seguito dell'azione dell'UE. L'Ammiraglio Duncan Potts ha dichiarando: "Le popolazioni locali ed i pescatori, molti dei quali hanno sofferto tanto a causa della pirateria nella regione, possono stare tranquilli, il nostro obiettivo, erano noti depositi di forniture pirata e rimarrano tali in futuro - proseguendo, parlando dell'Operazione Atalanta- è semplicemente un'estensione delle azioni svolte contro le navi dei pirati in mare, la NavFor resta impegnata a combattere la pirateria al largo del Corno d'Africa ma soprattutto c'è la missione umanitaria di proteggere le navi del Programma alimentare mondiale che portano aiuti di vitale importanza per la popolazione somala". Quindi, Operazione Atalanta è la prima reale operazione a terra per reprimere la pirateria in mare, è avvenuta attraverso un attacco aereo, i militari impegnati sui veivoli sono tutti rientrati nelle navi sani e salvi.
E' interessante sapere che, secondo un rapporto dell'organizzazione Oceans Beyond Piracy, i pirati somali sono costati all'industria della navigazione globale una cifra compresa fra i 6,6 ed i 6,9 miliardi di dollari, secondo i ricercatori i costi economici di circa sette miliardi di dollari sostenuti dall'industria lo scorso anno sono dovuti alla pirateria. Il costo delle operazioni navali per contrastare la pirateria ammontano a circa 1,3 miliardi di dollari ed il costo dei riscatti pagati nel 2011 per la liberazione delle navi e degli ostaggi ammonterebbe, secondo il rapporto, a circa 160 milioni di dollari.
Ed è altrettanto interessante anche il rapporto pubblicato da Chatham House, un centro studi leader a livello mondiale sugli affari internazionali, intitolato "Treasure Mapped" nel quale si legge: " I pirati della Somalia fanno bene all'economia locale e ogni intervento di terra immaginato per "disinfestare" i mari del Corno d'Africa dovrebbe tenerne conto, non si può prevedere come reagirà la popolazione. Una parte di essa infatti trae beneficio dall'attività dei pirati e quindi ne sostiene anche solo indirettamente, l'azione. I villaggi costieri sono però gli insediamenti che meno hanno avuto ritorni economici. Sarebbe bene, quindi, intraprendere iniziative volte allo sviluppo se si vuole stroncare l'attività dei pirati" Lo studio fa un innovativo uso delle tecnologie satellitari incrociando i risultati con i dati forniti da diverse organizzazioni non governative (Ong) e dall'ONU, per tracciare gli investimenti compiuti dai pirati ed ecco che circa 70 milioni di dollari sono stati incanalati nell'economia locale nel 2009, circostanza che ha permesso e permette ancora di stabilizzare il cambio dello scellino somalo nei confronti del dollari. Le analisi - recita il rapporto - indicano che gli introiti dei pirati hanno un'effetto positivo e diffuso sull'economia. La comunità internazionale dovrebbe tenere a mente questi risultati in caso in futuro dovesse cimentarsi in soluzioni di terra." ha concluso Anja Shortland, autrice del rapporto Treasure Mapped.

