No Tav: 25 arresti per infangare il movimento
I BANDITI DEL TRENO - Stamane il blitz della Digos che ha portato alla cattura di 25 persone in tutta Italia, più una serie di provvedimenti come obblighi o divieti di dimora.
I BANDITI DEL TRENO - Stamane il blitz della Digos che ha portato alla cattura di 25 persone in tutta Italia, più una serie di provvedimenti come obblighi o divieti di dimora. "Un'operazione contro i singoli e non contro la Val di Susa" dice Caselli, procuratore capo di Torino che ha autorizzato le ordinanze; ma a ben vedere sembra proprio che questa manovra sia stata architettata per screditare il movimento della Val di Susa che si oppone alla ferrovia. Solo due le persone fermate residenti in Valle per fatti inerenti alle contestazioni del 27 giugno e 3 luglio scorsi, quando si registrarono scontri fra Polizia e manifestanti. Gli arresti a pioggia hanno coinvolto anche due ex terroristi e qualche membro dei centri sociali e la stampa, quella torinese in primis, ha subito accostato in pomposi titoloni le parole No Tav e brigatisti, in modo da far passare quello dei Valsusini come un movimento quantomeno vicino al terrorismo. È un'obsoleta tecnica mediatica per appannare l'immagine dei nemici, ma con moderazione. Non sia mai che insigni testate come La Stampa o Repubblica tradiscano il loro spirito liberaldemocraticomoderato con titoli al vetriolo!
UN PO' DI STORIA - Giova all'anima ogni tanto analizzare i fatti da una prospettiva diversa rispetto a quella dell'informazione di regime. Chiunque abbia preso il Tgv infatti, si sarà accorto che esiste già una ferrovia per la Francia, che attualmente è sottoutilizzata rispetto alla sua capacità. Il progetto del Tav del resto nasce negli anni settanta, quando si pensava che l'esistente tratta Torino Lione non fosse in grado di sostenere il traffico mercantile, che secondo le previsioni sarebbe dovuto crescere esponenzialmente. Come spesso succede le previsioni non si sono avverate, ma anzi dagli anni ottanta a oggi il traffico su quella linea è in costante diminuzione. La logica vuole che il progetto decada, ma ostinatamente la politica lo ha sempre considerato come una priorità per il Piemonte e per il Paese. Molto più probabilmente come dice il giudice Imposimato, che ha dedicato gran parte della sua carriera a scovare il marciume nell'alta velocità italiana, quest'opera, data la sua inutilità, altro non è che una greppia di fondi pubblici, alla quale si sfameranno partiti, cooperative rosse e mafia. Si tratta cioè di 22 miliardi di euro, che potrebbero essere certamente meglio spesi!
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