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Panariello: i figli vanno amati. Franco è stato sfortunato

Giorgio Panariello affronta la tragica morte di suo fratello Franco avvenuta in Toscana.

Giorgio Panariello affronta la tragica morte di suo fratello Franco avvenuta in Toscana. Ai giornalisti di Vanity Fair espone il dramma della droga, il significato della genitorialità e riferisce il momento in cui ha appreso la terribile notizia del ritrovamento del cadavere del fratello.

Cosa è importante che la gente non dimentichi? Il conduttore ne parla con amarezza: "Primo, ribadire che la fine di chi inizia a bucarsi, e non smette davvero, è sempre e solo questa: la morte. Secondo, denunciare che non si parla più di un problema, quello dell'eroina, che non è mai stato risolto e coinvolge ancora tanta gente".

"Terzo, dire che i figli vanno messi al mondo in maniera responsabile, e fin da piccoli seguiti, rassicurati, amati". Giorgio e Franco invece furono abbandonati dalla madre. (Vedere: Francesco Panariello: vita difficile, morte misteriosa)

Tornando sul tema della droga, Panariello spiega: "So bene, però, che un drogato può anche essere fisicamente a posto, ma se non lo è psicologicamente, in maniera assoluta e definitiva, è tutto inutile: sarà sempre a rischio. Per salvarsi bisogna essere forti, e Franco era una persona fragilissima. Nel 2006, dopo sei anni passati a San Patrignano, sembrava "pulito": durò poco. Poi, dopo tanti alti e bassi, compreso uno spaventoso incidente d'auto, eravamo riusciti a farlo entrare nella comunità di Don Mazzi, dove era rimasto fino al Natale 2010. Adesso pensavo fosse a posto, ma evidentemente dentro aveva ancora una scintilla che non si era spenta. Il 26 sera è tornata fuori la sua debolezza, e gli è stata fatale. Non si muore solo di overdose: se presa dopo tanto tempo, uccide anche una piccola quantità".

La notizia della morte.  "La mattina del 27 mi sono svegliato, ho acceso il portatile, e ho visto che alle 8.30 mi aveva cercato Carlo Conti. Carlo aveva saputo di Franco da un'amica poliziotta di Viareggio che, non sapendo come rintracciarmi, aveva avvisato lui. Quando ho saputo, la mia prima reazione è stata di rabbia: Franco, giurandomi che aveva smesso per sempre, mi aveva preso per il culo ancora una volta. Questo ho pensato lì per lì, anche se poi l'autopsia ha confermato che, prima di quella sera, era stato davvero "pulito" per un lungo periodo. Rabbia, tanta rabbia. Solo dopo è arrivato il dolore. E i ricordi". (Vedere: Viareggio, trovato morto il fratello del comico Panariello)

I ricordi. "La prima volta che ci siamo visti, nel 1972. Io avevo dodici anni, lui undici. Fino ad allora non avevo mai saputo della sua esistenza. Quando mia madre mi aveva abbandonato, ero andato a stare dai nonni materni, che in casa avevano altri cinque figli. Quando era nato Franco, invece, i nonni non se l’erano sentita di accoglierlo, e lui era finito in collegio. Solo alla fine delle elementari venne a stare da noi. E io scoprii di avere un fratello".

"Franco era incazzato con la vita perché in istituto, da solo, c’era stato lui, non io".
"(…) per lui era stato un calvario: i suoi problemi erano nati tutti là dentro. Ogni volta che litigavamo, infatti, tirava fuori il rancore covato in quegli anni di solitudine".

"Forse avrei fatto la sua stessa vita, e oggi a parlare con lei ci sarebbe Franco. O forse no, non lo so. C'è poco da dire: io sono stato fortunato, lui sfortunatissimo".

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