Consiglio Regionale della Calabria
di Giuseppe Candido* Oggi si parla tanto di trasparenza, di costi della politica e di tagli agli stipendi degli eletti. Ma quanto guadagna esattamente un Consigliere regionale? Non è semplice saperlo in questa terra di Calabria. Altro che trasparenza, la parola giusta sarebbe torbidezza. Quasi trent’anni di torbidezza. In Calabria gli stipendi e tutti gli interessi finanziari dei Consiglieri regionali rimangono un segreto. La notizia la da per primo Sergio Rizzo sul Corriere della Sera con l'articolo del 12 agosto dal titolo “In Calabria resta il segreto sul patrimonio dei consiglieri”. “Volete conoscere se un consigliere regionale calabrese eletto dai cittadini possiede una casa, la villa al mare, un'auto, qualche società? Toglietevelo dalla testa: è top secret. ” La Legge 441/82, recante “disposizioni per la pubblicità della situazione patrimoniale di titolari di cariche elettive e di cariche direttive di alcuni enti” obbligherebbe, il condizionale purtroppo è d’obbligo, non solo i Parlamentari ma anche Consiglieri regionali, Consiglieri provinciali e Consiglieri comunali di comuni capoluogo di provincia o con popolazione superiore a 50.000 abitanti, a presentare entro tre mesi dalla proclamazione, ai rispettivi enti di appartenenza, l’ultima dichiarazione dei redditi, la dichiarazione delle spese sostenute e obbligazioni assunte per la campagna elettorale, con allegata dichiarazione degli eventuali contributi ricevuti. In ultimo ma non meno importante viste le “vicende immobiliari” de “La Casta”, la dichiarazione dei diritti reali su beni immobili e mobili iscritti in pubblici registri; le azioni di società; le quote di partecipazione a società ed eventuali incarichi ricoperti. L’intento della normativa è chiaro: rendere pubblici, a tutti i livelli, gli interessi patrimoniali degli eletti. L’obbligo è esteso per legge anche ai nominati: dirigenti di aziende pubbliche, direttori di ASL, membri delle Comunità montane, dirigenti di società a prevalente partecipazione pubblica. Le dichiarazioni dovrebbero essere pubblicate sul Bollettino ufficiale della regione perché la normativa prevede che “Tutti i cittadini elettori hanno il diritto di conoscere le dichiarazioni dei consiglieri”. Nel mese di giugno il sottoscritto, nell’ambito dell’iniziativa nazionale condotta dai Radicali italiani della lista Bonino Pannella, ha presentato sia all’ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale della Calabria, sia al Presidente del Consiglio Provinciale di Catanzaro, regolare istanza di accesso agli atti chiedendo, ai sensi della citata normativa, i dati patrimoniali dei nostri eletti che dovrebbero essere pubblici. La Provincia di Catanzaro non ci ha ancora fornito neanche una risposta mentre il Consiglio Regionale della Calabria, attraverso il Segretario Generale Giulio Carpentieri ci ha comunicato che l'istanza non poteva essere accolta “per come si evince dal parere espresso dal Settore Legale e Contratti” che con una “valutazione” formale redatta dal dirigente del Settore, Avv. Carlo Pietro Calabrò, ci ha fatto sapere – si legge testualmente nella nota – che “L’accesso in questione, in virtù dell’attuale quadro normativo regionale, pare possa non essere assentito. Infatti,” – prosegue la nota – “il titolo di accesso dedotto dal richiedente ai sensi degli artt. 22 ss della Legge 241/90 e s.m.i. non sembra applicabile , stante l’esistenza di una disciplina speciale costituita dall’art. 9 della Legge n. 442/1981. Del resto, – prosegue la nota – il diritto di accesso documentale di cui alla Legge n. 241, richiederebbe la sussistenza in capo all’istante di un interesse qualificato strumentale alla tutele di una situazione giuridica soggettiva che, nel caso in questione, non risulta dimostrato”. C’è da chiedersi se non sia sufficiente l’interesse intellettuale nel voler conoscere quanto guadagna un Consigliere regionale visto che si tratta di dati che dovrebbero esser già stati pubblicati nel Bollettino Ufficiale della Regione Calabria. Poi la nota prosegue affermando che “né l’accesso previsto dalla citata Legge n.442/81 appare allo stato concretamente esercitabile, stante la mancata emanazione di una normativa regionale circa la pubblicazione della documentazione relativa alla situazione patrimoniale (tra gli altri) dei Consiglieri Regionali, ciò che ha impedito la pubblicazione nel BURC dei dati in questione, modalità attraverso la quale andrebbe espletata la pubblicità di cui alla citata Legge n.442”. Insomma, per la Regione Calabria la legge nazionale non viene rispettata, i dati non sono resi pubblici perché, dal 1981 ad oggi, in quasi trent’anni, la Regione Calabria non si è data una sua specifica normativa regionale che preveda la pubblicazione dei dati in questione. La leggina che manca e di cui parla Rizzo. E la nebbia che avvolge la situazione patrimoniale dei nostri eletti s’infittisce ulteriormente quando si parla di nominati, i titolari di cariche elettive/direttive diverse dai Consiglieri Regionali perché, – si legge testualmente nella nota ufficiale del Consiglio Regionale, “emergerebbe che la relativa legittimazione passiva, in assenza di una specifica disposizione attuativa regionale, non ricade nel plesso amministrativo del Consiglio Regionale”. Per fortuna è lo stesso dottore Pietro Calabrò, direttore dell’ufficio Legale del Consiglio, che coglie l’occasione per sottolineare la circostanza che “l’emanazione di opportuna disciplina regionale circa gli istituti disciplinati dalla Legge n.442/81, appare improrogabile, attenendo il diritto di accesso amministrativo ai livelli essenziali di prestazioni sui diritti civili, la cui violazione sarebbe tale da leggittimare in ipotesi addirittura un intervento sostitutivo da parte dello Stato”. Brunetta, in risposta ad un'articolo di Guido Gentili sul Sole 24 Ore aveva affermato che l'anagrafe pubblica degli eletti non serviva perché le pubbliche amministrazioni erano obbligate dalla normativa nazionale. Oggi sappiamo che manca una leggina. Insomma se non si ridà subito ai cittadini, con una legge regionale apposita, il loro sacrosanto diritto civile di conoscere lo stato patrimoniale dei propri eletti si potrebbe – appellandoci al Governo – chiederne addirittura il commissariamento. Ma sarebbe l'ennesimo. *Radicali Italiani, candidato alla carica di Consigliere Regionale alle elezioni del marzo 2010 nella Lista Marco Pannella
ultimo aggiornamento: 10/02/2012 - 12:18
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