Piergiorgio Welby morì 5 anni fa. La sua battaglia (VIDEO)
ROMA - Piergiorgio Welby nacque il 26 dicembre del 1945, a Roma.
ROMA - Piergiorgio Welby nacque il 26 dicembre del 1945, a Roma. A 18 anni i medici diagnosticarono la distrofia muscolare progressiva. Tra i 24 e i 25 anni viaggiò per l’Europa e usò sostanze stupefacenti nel tentativo di dimenticare il suo dramma. Si dedicò anche alla scrittura, alla lettura e alla pittura. Prima dei quarant’anni perse la possibilità di camminare. Conobbe Mina, s’innamorarono e si sposarono. La sua condizione di salute si aggravò ulteriormente e Piergiorgio chiese alla moglie di non portarlo all’ospedale qualora fosse sopraggiunta una crisi respiratoria: non voleva essere tracheotomizzato. Ma quando il giorno fatidico giunse, il 14 luglio del 1997, Mina Welby chiamò i soccorsi. Piergiorgio Welby riaprì gli occhi e si ritrovò attaccato ad un ventilatore polmonare. Da quel giorno fu il Pulmocare il suo alimento per eccellenza, un alimento artificiale, oppure altri alimenti semiliquidi. E poté comunicare unicamente attraverso il software di un computer.
La battaglia di Piergiorgio Welby fu una battaglia di civiltà, per se stesso ma anche per tutti noi, medici, parenti, futuri ipotetici malati. Con un ricorso giudiziario chiese di svincolare categoricamente dall’accusa di omicidio (omicidio del consenziente, articolo 579 del Codice Penale: dai 6 ai 15 anni di reclusione) il medico che acconsentisse alla “morte opportuna”.
In verità l’articolo 32 della Costituzione Italiana dichiara che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana” e l’articolo 34 del Codice deontologico medico sancisce che "il medico deve attenersi, nel rispetto della dignità, della libertà e dell’indipendenza professionale, alla volontà di curarsi, liberamente espressa dalla persona".
Piergiorgio Welby chiedeva soltanto l’interruzione del trattamento medico (respirazione attraverso un ventilatore polmonare) a cui era sottoposto contro la sua volontà e un sedativo per risparmiarsi l’agonia tremenda data dalla morte per soffocamento.
Il 22 settembre 2006 inviò al Presidente della Repubblica una lettera (vedere: "Welby inviò lettera a Napolitano. Testo integrale (VIDEO)" e "Welby, risposta di Giorgio Napolitano alla sua lettera"). Altri appelli, altri suoi scritti anche precedenti portarono finalmente alla luce del giorno il dilemma sulle leggi per regolamentare la cura, l’accanimento terapeutico, l’eutanasia, il diritto all’autodeterminazione del malato, il testamento biologico e mosse le coscienze di molte persone.
Fu il dottor Mario Riccio che prese in consegna la richiesta drammatica di un uomo e lo liberò dal dolore che lo teneva in scacco da molto, molto tempo. La sera del 20 dicembre del 2006, Piergiorgio salutò i suoi cari e ascoltò “Tonight i'll be staying here with you” di Bob Dylan. Come richiesto, l’anestesista Mario Riccio lo fece addormentare, somministrandogli un sedativo, e spense il polmone artificiale.
Il dottore poi dovette affrontare ugualmente il tribunale, ma fu assolto perché compì soltanto il suo dovere.
La Chiesa, nella persona del Cardinale Camillo Ruini, Vicario per la diocesi di Roma, negò la celebrazione del funerale religioso: “Io spero che Dio abbia accolto Welby per sempre, ma concedere il funerale sarebbe stato come dire "il suicidio è ammesso"(...)”
Piergiorgio Welby ci ha dato tanto. Anche poesie. Questa s’intitola: “Niente è mai come vorremo”. Aveva ragione.
“Chi ha sognato tanto tempo fa
di pescare nel mare delle possibilità
adesso si accontenta di quello
che la necessità gli impone.
Eppure con l’animo deluso
e gli occhi sempre più stanchi
contiamo ancora le stelle e i baci
gli amori e i tradimenti,
le fughe e i pentimenti
ascoltiamo impauriti
lo scorrere monotono
dei giorni senza miraggi
e vorremo almeno una volta
provare quell’amore insaziato
che ci faccia piangere ed urlare
quel canto di passeri nel cuore
che ci strappi dal sonno
la seduzione di un sì
la maledizione del dubbio
perdersi nella notte di sempre
e non trovare mai la strada
scoprire ad ogni bivio
la tenerezza delle promesse.”
(Il video ripropone Mina Welby - ospite di Fabio Fazio in VIENI VIA CON ME del 15/11/2010 - che legge le ultime parole di Piergiorgio Welby)
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