Inviato da il
SOCIAL:

Polonia: un gol per sua madre, uccisa dal padre davanti a lui

Da bambino vede suo padre uccidere la sua mamma a coltellate. Per il 26 enne polacco, Jakub Blaszczykowski, la rete alla Russia non è importante solo perché tiene in piedi la nazionale. Per lui il gol significa molto di più.

Polonia: un gol per sua madre, uccisa dal padre davanti a lui

 

Una corsa sfrenata con lo sguardo rivolto verso il cielo, il viso  rigato  dalle lacrime. Una penetrazione da destra, si accentra, una finta e poi, da dentro all’area russa, da posizione decentrata, quel missile di sinistro a girare che si infila là dove nessun portiere potrà mai arrivare. Un gol fantastico, siglato durante gli Europei 2012, disputati nel proprio Paese. Una rete provvidenziale, arrivata proprio mentre la nazionale rischia di uscire di scena contro i rivali più odiati, i russi. Ci sono storie che non possono essere casuali, perché sembrano scritte appositamente per emozionarci. Delle favole in cui lo sport in realtà rimane sullo sfondo, mentre le persone si ritrovano ad essere in primo piano, per i significati che il campo finisce per dare alla loro esistenza.

Così è la storia di Jakub Blaszczykowski, quel nome impronunciabile, a tal punto, che per tutti diventa Kubà,  il “Beckham polacco”, un ottimo professionista che gioca in Germania, nel Borussia Dortmund, con cui ha vinto i due ultimi titoli della Bundesliga. Assieme al centravanti Lewandowski uno dei giocatori su cui il ct Szmuda – vecchia conoscenza del nostro calcio -  ha puntato molto, tanto da affidargli la fascia di capitano. Grazie a lui la Polonia resta in corsa e può giocarsi la qualificazione contro la Repubblica Ceca. Ma il suo gol ai russi, ai dominatori di un tempo, non lo potrà mai dimenticare, anche perché rappresenta una rivincita sulla sorte, su una vita che può metterti di fronte a dolori da lasciare sgomenti. Come è successo a lui che da piccolo ha visto il padre uccidere a coltellate la sua mamma. «Non comprenderò mai perchè mi sia successa una cosa del genere - ha spiegato il 26enne polacco parlando della tragedia - e sarà qualcosa con cui dovrò convivere per sempre”. Jakub ha 11 anni, vive alla periferia di Czestochowa e già gioca a calcio, quando un giorno precipita in un incubo. Il ragazzino vede con i suoi occhi, suo padre, Zygmunt, accoltellare a morte la moglie Anna, sua madre.

Prima della sfida con la Grecia, Kubà ha ricordato quel momento definendolo «un orrore che non potrò mai dimenticare». Il dolore è devastante, dallo choc il piccolo Blaszczykowski resta a letto per 5 giorni, pietrificato, immobile. Per un anno abbandona il campo di calcio dove l’aveva portato lo zio, l’ex capitano della nazionale polacca, Jerzy Brzeczek. La sua vita potrebbe prendere una piega disastrosa, fortunatamente, però, il bambino ha dalla sua due cose: la fede e la nonna Felicja, «la persona che da lì in poi mi ha cresciuto, che ha fatto tutto per me e che cerco di ripagare rendendola fiera di me». Oggi, che suo padre non c’è più, Jakub dice di non averlo perdonato “non ho mai perdonato mio padre, e mi sono chiesto tante volte perchè, ma ora vado avanti”. Un dolore difficile da portare dentro che per anni ha cercato di rinchiudere in se stesso, “prima non volevo mai che se ne parlasse, e ho cercato di dimenticare senza mai riuscirci. Adesso sono abbastanza maturo per affrontare l'argomento”. L’ultimo pensiero è per la donna che lo ha dato alla luce e che ha perso così in fretta,  “ogni gol che segno lo dedico a mia madre. Io sento che da lì dove si trova lei mi aiuta”, dice Kubà, quell’urlo e le lacrime dopo il gol erano soprattutto per lei.

 

 

Accesso utente