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Referendum anti-casta, i costituzionalisti: firme carta straccia

Dopo i dubbi di legittimità delle firme raccolte mossi da più parti, sul Referendum anti-casta arriva la doccia fredda dei costituzionalisti: secondo gli esperti, la legge parla chiaro e i moduli sarebbero carta straccia.

Referendum anti-casta, i costituzionalisti: firme carta straccia

Si parla di migliaia di firme, ricevute da 8 mila comuni. Talmente tante da rendere necessarie tre stanze nella sede di Unione Popolare di via Aurelia 145 per accatastarle tutte. E’ esplosa, l’operazione referendum “anti-casta”, partita in sordina ad aprile e poi diventata improvvisamente un caso bollente, grazie al tam tam in rete, fra accuse di censura mosse alla stampa, polemiche sui pochi moduli a disposizione e i dubbi di validità. Dubbi, appunto. Perché a quattro giorni dalla consegna dei risultati direttamente a Montecitorio da parte del segretario politico di Up, Maria Di Prato, un drappello di costituzionalisti lancia l’allarme: le firme raccolte per abolire la diaria dei parlamentari sarebbero carta straccia. La legge che disciplina la materia referendaria (art. 31 della L. 352 del 1970), con gli articoli 28 e 31, vieta espressamente il deposito delle firme nell’anno anteriore alla scadenza di una delle due Camere e impone che quelle raccolte siano non più vecchie di 90 giorni dalla data di vidimazione dei fogli. Ora, calendario alla mano, l’ortodossia costituzionale rende praticamente inutili le firme, aprendo semmai una finestra temporale in autunno, da ottobre a dicembre, con eventuale deposito a gennaio e svolgimento della consultazione nel 2014. C’è un barlume di speranza, dunque, una carta eventualmente sfruttabile in Corte Costituzionale, nel caso in cui gli autografi venissero annullati dalla Cassazione. E’ questa, almeno, la tesi di 10 esperti consultati da Unione Popolare, corsa ai ripari dopo i primi sospetti di invalidità: le firme raccolte potrebbero essere di fatto “congelate” nell’anno che precede il voto, per poi essere depositate in quello successivo; quindi quelle collezionate nel frattempo non sarebbero nulle anche se più vecchie di 90 giorni. Ma la pezza non regge secondo il presidente dell’Associazione dei costituzionalisti, Valerio Onida, che non ha dubbi: “Questo parere fa riferimento a un periodo di sospensione del termine, ma la legge non indica affatto una sospensione, bensì solo i periodi consentiti e non consentiti”. Quindi niente da fare. Spetterà comunque alla Cassazione, in ogni caso, pronunciarsi sulla legittimità dei moduli. Nel frattempo, sorridono di tanta visibilità quelli di Up, movimento capace di cavalcare l’onda anti-casta diffusa nel Paese (si presenteranno alle prossime elezioni, lo ha annunciato al Fatto il segretario Di Prato). Dalla loro, l’innegabile risultato di aver mobilitato, non senza spaccature al proprio interno e fuoriuscite varie, migliaia di cittadini che si sono recati in Comune a pretendere di firmare. In primavera, direttamente alle urne, si quantificheranno i frutti della loro campagna contro i privilegi della politica.

 

 

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