Reggio Emilia, consiglio comunale contro la trasparenza
REGGIO EMILIA - Martedì scorso in consiglio comunale è stata presentata l'ennesima mozione per ridurre i costi della politica locale.
REGGIO EMILIA - Martedì scorso in consiglio comunale è stata presentata l'ennesima mozione per ridurre i costi della politica locale. La maggioranza ha votato contro anche questa volta, confermando la volontà dell'amministrazione di non essere disposta a fare sacrifici. Le proposte del PD per risanare il bilancio sono infatti tutte a carico della collettività, come l'aumento dell'Irpef, una nuova tassa sui passi carrai oppure l'aggiunta di nuovi parcheggi a pagamento in zona ospedale. Lo sparuto gruppo di oppositori formato da Olivieri (Movimento 5 Stelle), Riva (indipendente dell'IdV), centro destra e a sorpresa D'Andrea (PD) ha votato invece a favore della suddetta proposta che chiedeva di tagliare i dirigenti comunali di nomina politica, di abbassare il numero di assessori e dei dirigenti delle partecipate e infine di abolire i gettoni di presenza per i consiglieri. Questo naturalmente in ottemperanza al precetto che il popolo si educa con l'esempio. Non si può cioè esigere sacrifici dalla gente senza rinunciare a qualcosa, fosse anche qualcosa di simbolico. Dalla giunta si attende oltretutto che installi l'apparecchiatura necessaria per trasmettere via internet le varie sedute di consiglio e commissioni, come deliberato in aula il sei dicembre 2010. Da quella data è passato quasi un anno, ma i politici di mestiere si sa, sono refrattari alla trasparenza; preferiscono bighellonare in gran segreto!
REGGIO, PARADIGMA DELLA POLITICA ITALIANA - Non disturbare il manovratore! Guai a violare con una webcam l'intimità di un consiglio comunale, dove vigono assenteismo e fancazzismo. Chiunque abbia assistito a una seduta di un consiglio ha potuto sicuramente osservare questo tipo di atteggiamenti. Gente che legge il giornale, al telefonino, che entra ed esce dalla sala (molti si presentano solo in occasioni di votazioni importanti), tutto insomma fuorché un gruppo di sapienti eletti che legiferano per il bene comune. Basta solo puntare su di loro l'obbiettivo di una telecamera per trasformarli in composti scolaretti, educati, ligi, ma tuttavia poco preparati per svolgere il compito assegnatogli. Viene da chiedersi a tal proposito se la democrazia rappresentativa sia funzionale al benessere generale della popolazione. Eleggere cioè persone a cui delegare qualsiasi decisione, senza mai interpellare il cittadino se non allo scadere del loro mandato. Suona un po' vecchio in piena era digitale, ma la casta, com'è noto, mira all'autoconservazione e non ama la democrazia. I partiti di oggi infatti non sono nient'altro che comitati di affari, piccole o grandi cricche pronte a riciclarsi per qualsiasi evenienza. Possiamo così vedere un fascista diventare democristiano, un comunista liberista e altri camaleontici tentativi di assicurarsi una seggiola al cambio di legislatura. Se i cittadini si avvicinano alle istituzioni, la casta quantomeno è costretta a governare, invece di trastullarsi e di abusare del potere concessogli per scopi personali.
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