Inviato da il
SOCIAL:

Le relazioni pericolose e l'opportunità comunitaria

Gli interessi reciproci tra Cina e Germania potrebbero sfibrare la rete comunitaria che tiene insieme l'Unione. Nell'attuale crisi dell'euro i vari leader europei sono chiamati a trovare il modo di arginare la prepotenza commerciale cinese, conciliando l'interesse tedesco con l'interesse dell'Europa.

Le relazioni pericolose e l'opportunità comunitaria

Quando, agli inizi di febbraio, Angela Merkel si è recata in Cina, dove è considerata il leader in grado di far rinascere l’euro, per chiedere aiuto a Pechino nel compito di preservare l’unità monetaria dell’Unione europea, il primo ministro Wen Jiabao, imperturbabile, proclamò pubblicamente che “i paesi indebitati devono prima di tutto prendere decisioni dolorose e fare il loro dovere”. Si è avuta in tal modo la riprova, oltre della sfiducia reciproca, che i cinesi collocheranno capitale in Europa solo in attività che ne determineranno l’aumento. Se vorrà esercitare la funzione di aiutante risolutivo, partecipando in maniera importante al Fondo europeo di stabilità finanziaria, Pechino, in possesso della più grande riserva di valuta straniera (3200 miliardi di dollari), non offrirà beneficienza disinteressata: d'altronde, sono poco propense, o lo fanno malvolentieri, a prestare soccorso alla Grecia persino alcune economie difficilmente frantumabili dell’eurozona.

A compensazione, all’Unione europea è richiesto il riconoscimento dello status di paese con economia di mercato, il che ovviamente obbligherebbe le imprese europee ad uno sforzo ulteriore per salvaguardare proprie quote di mercato e all’intensificazione dei conflitti commerciali con le aziende cinesi. Sempre il capo del governo cinese ha annunciato recentemente che Pechino nei prossimi tre anni incrementerà dagli attuali 50 a 100 i miliardi di dollari destinati all’acquisto di beni all’estero e ha espresso l’intenzione di impiegare 10 miliardi di dollari in Europa orientale nei settori delle nuove tecnologie e della green economy. Per ampliare la propria sfera d’influenza economica e politica anche in Europa, il governo cinese lavora a indebolire la forza aggregante che tiene unita l’Unione, adottando intese commerciali, più che diplomatiche, con gli Stati europei, presi singolarmente, e in particolare con la Germania, la quale detiene la metà delle importazioni cinesi dall’Europa e che ha concorso in maniera rilevante a rendere più forte il commercio europeo in Cina.

Sembra che Pechino operi, attendendo fiduciosamente, affinché si realizzi il suo interesse: che la crisi europea abbia fine con il consolidamento dell’influenza tedesca nel governo dell’Unione. Tuttavia, ciò è quanto di meno auspicabile per gli interessi europei, per conseguire i quali occorre un più vantaggioso raccordo tra Stati membri. Ai partner europei è assegnata la responsabilità di scoprire in che modo le istituzioni dell’Unione possano agevolare gli interessi tedeschi o, detto in altri termini, spetta il compito di indurre la Germania, che ha bisogno di mercati, a riconoscere la fondatezza e la convenienza del progetto comunitario mettendo a punto una ben congegnata collaborazione europea con la Cina (senza esser costretti a sottacere la questione delle innumerevoli violazioni dei diritti umani), che a sua volta necessita di tecnologie. La morale è presto detta: come sostenuto recentemente in uno studio del Consiglio Europeo per le relazioni estere, “l’emergere di una relazione privilegiata tra Germania e Cina è allo stesso tempo un’opportunità e un pericolo per l’Europa”.

Accesso utente